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Caporossi Innovation Consulting, verso la rivoluzione dell'agrovoltaico

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Stefano Caporossi sta diffondendo un modello nuovo per le campagne italiane, in cui il terreno diventa di nuovo reddito

La vicenda umana, politica e professionale di Stefano Caporossi è stata sempre votata ad aiutare gli agricoltori. Il suo viaggio è partito da una storia famigliare legata alla natura e dagli insegnamenti e dalle idee pionieristiche del padre, nonché dall’esperienza a contatto con i bisogni del comparto primario. Stefano è stato consigliere comunale a Viterbo e oggi  è approdato nel mondo  della consulenza in tema di agrovoltaico con la società Caporossi Innovation Consulting. Alla base della realtà da lui fondata c’è quella che Caporossi considera la vera chiave di volta per il futuro dell’agricoltura: i pannelli solari installati per la produzione di energia elettrica non devono essere causa di consumo del suolo ma, piuttosto, devono far parte di un processo virtuoso in cui il terreno agricolo viene utilizzato in modo efficiente. 

 

 

Come funziona

“Gli agricoltori non vedono più la luce, ma proprio dalla luce può essere ricreata per loro una nuova fonte di reddito”. In questo modo Stefano Caporossi spiega il punto focale della sua attività di consulenza, per il quale la spinta nasce da una considerazione molto attuale: “ritengo che soprattutto ai giovani agricoltori vadano proposte soluzioni per rifarsi una vita. Oggi il quadro per il comparto è drammatico, tra colture bruciate dal riscaldamento climatico e un elevato tasso di abbandono delle terre”. L’agrovoltaico affronta proprio questo tipo di criticità. Si tratta di un sistema che prevede la realizzazione di impianti fotovoltaici orientabili e sospesi a un’altezza che va da 3 a 5 metri, consentendo la prosecuzione dell’attività agricola e pastorale nel terreno sottostante. La presenza di pannelli fotovoltaici a una certa altezza da terra contrasta l’abbandono dei terreni perché ne aumenta la produttività non solo raccogliendo l’energia del sole, ma anche proteggendo le colture dagli eventi estremi come alte temperature e scarsità d’acqua. Quest’ultima, tra l’altro, viene risparmiata riducendo l’evapotraspirazione.

I pannelli sospesi proteggono le piante dalle alte temperature, senza consumare suolo

Le proposte: secondo Caporossi va favorito l’accesso al credito per chi vuole innovare

Una soluzione su cui puntare anche grazie ai fondi del Pnrr

Secondo i più recenti dati Istat sono circa 120mila gli ettari di terreno lasciati incolti o abbandonati ogni anno in Italia. Per trovare una soluzione alla fuga dalle campagne, come spiega Stefano Caporossi, è necessario che la politica abbia più lungimiranza di quella mostrata con il primo  Conto Energia, che diede il via all’installazione di tantissimi pannelli a terra. È in questo contesto che il fondatore di Caporossi Fondation Consulting specifica la portata innovativa dell’agrovoltaico, sostenendo anche la necessità di correggere le misure di supporto economico a vantaggio di quegli imprenditori che vogliono introdurre questo  nuovo modello.

Nel dettaglio

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha rivelato che l’obiettivo nazionale di produzione di energia elettrica tramite agrovoltaico consiste nell’installare una capacità produttiva da impianti agrovoltaici di 1,04 GW. A tal scopo sono indirizzate le risorse messe sul tavolo dal Pnrr: queste ammontano a 1,1 miliardi di euro, destinati a finanziare a fondo perduto parte dei costi della realizzazione degli impianti agrovoltaici. Il costo di investimento massimo ammissibile è di 1.500 euro a Kw e oltre all’incentivo a fondo perduto ci sarà una tariffa incentivante applicata alla produzione di energia elettrica netta immessa in rete. Il contributo è riconosciuto nella misura massima del 40% delle spese ammissibili, ma è qui che Stefano Caporossi vede la necessità di una modifica della misura: “Lo Stato dovrebbe garantire la possibilità di istituire una banca apposita per il mondo dell’agricoltura, con la quale fornire agli agricoltori uno strumento di accesso al credito per coprire il 40% delle spese, mentre il 60% andrebbe finanziato a fondo perduto”.

I sistemi agrovoltaici possono arginare il problema drammatico dei terreni incolti

Una missione in evoluzione

Dall’intuizione del padre alla svolta fotovoltaica

“Ciò per cui mi batterò appellandomi alla politica e alle associazioni di categoria è il diritto degli agricoltori ad avere di nuovo la speranza di creare veramente reddito dal proprio terreno - spiega Stefano Caporossi -  e l’agrovoltaico è la via per farcela”. L’agrovoltaico concepito dal fondatore di Caporossi Innovation Consulting prende spunto dall’intuizione del padre, che 40 anni fa introdusse nei terreni sottostanti ai suoi noccioleti un gran numero di animali di bassa corte (come oche e anatre), che pascolando nel prato mantenevano l’erba livellata e il terreno concimato. Ebbene aggiungendo a questo modo di ottimizzare l’uso del suolo la tecnologia dei pannelli solari sospesi si può creare un sistema - quello che la Caporossi Innovation Consulting sta diffondendo sul territorio -, grazie al quale su ogni metro quadro di terreno si produce energia, si coltivano piante ora protette dal sole e si allevano animali da cortile o da pascolo. La volontà è di aprire gli occhi soprattutto ai giovani imprenditori, che nell’agrovoltaico possono trovare una soluzione per il futuro.

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Facebook: caporossiinnovationconsulting