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Vermicino, Donato Caruso. L'ultimo tentativo di salvare la vita ad Alfredino: "Lo legai ma scivolò via"

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Fu l'ultimo tentativo di salvare la vita ad Alfredino Rampi. Era l'alba del 13 giugno del 1981 e il bambino di 6 anni era in quel pozzo, a 60 metri di profondità, dalla serata del 10. Tra la folla si fece largo un giovane minuto, magrissimo. Era Donato Caruso, all'epoca 22 anni, speleologo abruzzese. Fu lui il protagonista dell'ultimo disperato tentativo di riportare alla luce il piccolo dal pozzo artesiano.

Poco prima c'era stato l'eroico tentativo di Angelo Licheri che era riuscito a restare nel pozzo a testa in giù per 45 minuti riuscendo a legare il bambino ma non riuscendo a portarlo in superficie. Le speranze di riportare su il bambino vivo sono ridotte al lumicino. Il tipografo sardo infatti disse alla mamma, la signora Franca, che il bambino ormai rantolava e basta. Dunque fu la volta di Donato Caruso che, proprio come Licheri, aveva le caratteristiche adatte per riuscire nell'ìmpresa. Prima di calarsi nel buco il giovane speleologo di Avezzano ricevette l'incoraggiamento del presidente della Repubblica Sandro Pertini.

 

Calmo e risoluto scese in fretta fino a dove era incastrato il piccolo Alfredino. "Riuscì ad afferarrarlo mettendogli dei lacci che si usano per i matti, quelle che più si tirano più si stringono però non aderivano perché il bambino aveva il polso esile, allora provai al gomito ma uscirono anche in quel caso, allora risalì", racconto il volontario in un'intervista raccolta anni fa da La Storia Siamo Noi di Giovanni Minoli. Tuttavia Caruso non si arrese. Raggiunse il tunnel di collegamento poi, dopo essersi riposato qualche minuto, decise di riprovare. Tentò di agganciare il bambino con le manette, ma non ci riuscì. Allora tornò in superficie dove diede una notizia terribile. Il bambino era nel pozzo privo di conoscenza. Era già morto. Il corpo fu recuperato 28 giorni dopo da tre squadre di minatori della miniera di Gavorrano.