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Vermicino, Angelo Licheri a testa in giù 45 minuti nel pozzo. "Alfredino ti compro la bicicletta"

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"Vado a comprare le sigarette", disse alla moglie la sera del 12 giugno del 1981. Invece da Roma andò a Vermicino per tentare di salvare Alfredino Rampi il bambino di 6 anni che dalla serata del 10 giugno era intrappolato in un pozzo artesiano a decine di metri di profondità. Angelo Licheri all'epoca era un tipografo di 28 anni. Origini sarde, fisico minuto, magrissimo, la passione per le grotte. L'ideale per calarsi in quella cavità maledetta.

Entrò in scena intorno alla mezzanotte tra il 12 e il 13 giugno quando la situazione si era fatta ormai drammatica ed era fallito il tentativo del pozzo parallelo. Infatti quando fu aperto il tunnel di collegamento ci si rese conto con il bambino era precipitato molto più giù. Fu Tullio Bernabei, calando una torcia nel pozzo dal tunnel di collegamento, a misurare la distanza. Il piccolo era a oltre 60 metri di profondità. A quel punto l'unica strada era cercare di raggiungerlo con una persona in grado di calarsi a testa in giù dal tunnel di collegamento per 30 metri. Ma serviva una persona particolarmente piccola visto che il pozzo non raggiungeva i 30 centimetri di diametro. Il primo a tentare fu Claudio Aprile che tuttavia non riusci a scendere. Poi toccò ad Angelo Licheri.

 

"Avevo il coraggio al 75%, ma quando uscì aprile che mi disse cosa c'era là sotto ebbi paura", confesso il tipografo sardo durante un'intervista a La Storia Siamo Noi di Giovanni Minoli. Ma Angelo riuscì a calarsi nel pozzo ed a raggiungere il bambino. Riuscì a imbracarlo, ma le fettucce scivolarono quando iniziò a risalire. Restò a testa in giù 45 minuto quando la soglia massima era di 20 minuti. Nel 2019 al Corriere della Sera raccontò: "Gli tolsi il fango dagli occhietti e dalla bocca e cominciai a fargli promesse che avrei senz’altro mantenuto. Gli dissi: ho tre bambini e uno è più piccolo di te. Hanno tutti la bicicletta. Sai che facciamo? Appena usciamo ne compro una anche a te, vedrai che sarai orgoglioso di questa bici nuova. Lui emetteva quel rantolo che è qui, nella mia testa". Poi parlò dei tentativo di tirarlo su: "“Ho provato a prenderlo per i gomiti ma niente, non si riusciva. Alla fine l’ho afferrato per i polsi e nel tentativo di tirarlo su gli ho rotto quello sinistro. Dopo vari tentativi andati a vuoto, l’ultimo che ho fatto è stato prenderlo per la canottierina, ma appena hanno cominciato a tirare ho sentito che cedeva. E allora gli ho mandato un bacino e sono venuto via". L'immagine di Angelo Licheri esausto che riemerge dal pozzo parallelo è una delle immagini rimaste nell'immaginario collettivo degli italiani che seguirono la tragedia in diretta tv.