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Viterbo, arsenico nell'acqua. "Bambini a rischio". Italia deferita alla Corte di giustizia europea

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Arsenico nell'acqua. Interviene l'Europa. La commissione deferisce l’Italia alla Corte di giustizia poiché in alcune zone della Regione Lazio, nel Viterbese in particolar modo, i livelli di  arsenico e fluoruro nell’acqua potabile hanno da tempo superato i parametri stabiliti nella direttiva sull’acqua potabile. È quanto si legge in una nota.

"La Commissione Europea - viene spiegato - ha deciso di deferire l’Italia per mancato rispetto dei requisiti della Direttiva sull’acqua potabile (Direttiva 98/83/Ce). La direttiva impone agli Stati membri di garantire che l’acqua destinata al consumo umano sia sana e pulita. Richiede che l’acqua potabile sia esente da microrganismi e parassiti e da sostanze che potrebbero rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. Il Green Deal europeo pone per l’Ue un’ambizione a inquinamento zero. La piena attuazione delle norme sancite dalla legislazione dell’Ue è importante per proteggere efficacemente la salute umana e salvaguardare l’ambiente naturale. Questo superamento può danneggiare la salute umana, in particolare la salute dei bambini". In particolare, "sei aree continuano a superare i livelli sicuri di  arsenico nell’acqua potabile: Bagnoregio, Civitella d’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania. Anche le zone di Bagnoregio e Fabrica di Roma hanno superato i livelli sicuri di fluoro. Sebbene la Commissione apprezzi che l’Italia abbia adottato misure per vietare o limitare l’approvvigionamento idrico nelle aree interessate e abbia informato i consumatori della situazione, sei zone di approvvigionamento idrico non sono ancora pienamente conformi alla direttiva".

 

Sul caso è intervenuta Roberta Lombardi, assessora alla Transizione Ecologica e alla Trasformazione Digitale della Regione Lazio: "Come già ho dichiarato pubblicamente nei giorni scorsi a seguito dell’incontro con i Comitati della Acqua Pubblica del Lazio, questa situazione che si trascina ormai da anni e che lede il diritto alla salute delle comunità locali, oltre che quello universale di accesso alla risorsa idrica, va risolta al più presto, come giustamente l’Ue ha appena ricordato all’Italia. La Regione Lazio ha installato i dearsenificatori e ne ha pagato per qualche anno la gestione. Ma questo non è stato sufficiente. C’è bisogno di una cooperazione da parte di tutti i livelli istituzionali per risolvere definitivamente questo problema cronico. Il costo del trattamento delle acque per portare l'arsenico entro i limiti stabiliti per legge è di circa 9 milioni di euro annui ed è a totale carico dei cittadini poiché interamente riversato nella tariffa idrica. Una situazione insostenibile, anche nei costi, che richiede pertanto un ulteriore intervento: il Governo contribuisca, con i Ministeri competenti, stanziando i fondi necessari a coprire le spese per la gestione dei dearsenificatori".