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Lazio, concorsopoli in Regione. Buschini costretto a gettare la spugna. I retroscena

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Travolto dalle polemiche, e mentre si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile intervento della magistratura, si è dimesso il presidente del Consiglio regionale, Mauro Buschini del Pd. Arriva così ad una svolta il caso della presunta concorsopoli alla Pisana: 16 assunzioni autorizzate dall’ufficio di presidenza d’aula a fine 2020 attingendo dalla graduatoria di un concorso svolto dal Comune di Allumiere, il cui sindaco, Antonio Pasquini, anche lui del Pd, lavora, distaccato, proprio alle dipendenze del Consiglio regionale. Dei 16 beneficiari di contratto a tempo indeterminato, tutti entrati in Regione come collaboratori di segreterie politiche, 14 sono impiegati presso il gruppo del Pd, uno in quello della Lega e un altro in quello del M5S. La stessa graduatoria di Allumiere è stata acquisita, adducendo come motivazione l’urgenza di colmare le carenze d’organico, anche dai Comuni di Guidonia, Tivoli, Ladispoli e Monterotondo. In totale quasi trenta persone, tutte legate ai partiti (ci sono anche alcuni segretari comunali del Pd) si sono ritrovate col contratto a tempo indeterminato, passando per quella che da più parti è considerata una scorciatoia, che, seppure regolare dal punto di vista formale e delle procedure, sembra studiata apposta per agevolare i disoccupati dei partiti politici.

 


Buschini respinge naturalmente tutte le accuse e sostiene di essersi dimesso solo per non intralciare i lavori della commissione di inchiesta che, su sollecitazione di FdI, è stato deciso di istituire per far luce sulla vicenda: “Ho sempre lavorato - ha detto annunciando le sue dimissioni - nel pieno rispetto della legge, delle istituzioni e nella massima trasparenza. Negli ultimi giorni il Consiglio regionale Lazio e la mia persona siamo stati vittime di attacchi senza fondamento e speculazioni politiche e mediatiche relative a deliberazioni dell’ufficio di presidenza che hanno portato all’assunzione di nuovi dipendenti. Ribadisco che la procedura è stata non solo regolare, ma pienamente trasparente e ha permesso di integrare le risorse umane con personale esperto e preparato. Ho deciso di rassegnare le mie dimissioni da presidente per garantire al mio successore di nominare in piena autonomia i membri della commissione trasparenza che ho fortemente voluto e che, sono sicuro, farà luce sulla vicenda”. Si è trattato dunque, secondo il diretto interessato, di una decisione necessaria “per la passione e la serietà con la quale ho ricoperto il mio ruolo per quasi due anni e che ho deciso di prendere per il rispetto massimo che nutro per le istituzioni, i miei colleghi e i cittadini che da anni mi conoscono e che negli ultimi giorni mi esprimono il loro sostegno. Continuerò con lo stesso entusiasmo di sempre a rappresentare le istanze dei cittadini e a cercare di dare risposte alle aspettative di un territorio al quale mi lega un profondo sentimento di amore”. 

 

Sei giorni fa sulla presunta concorsopoli aveva presentato un esposto alla Procura di Roma e alla Corte dei conti l’ex consigliere regionale del M5S, attualmente confluito nel gruppo misto, Davide Barillari: “Le dimissioni di Buschini - scrive su Facebook - sono un’ottima notizia. Personalmente, ho anche inviato un accesso agli atti ai Comuni di Allumiere e Arcinazzo, e alla Provincia di Frosinone, per raccogliere tutte le informazioni sui favori e sulle graduatorie farlocche”.  Ma non finisce qui. Mentre tutto il Pd fa pubblicamente quadrato attorno a Buschini, definito dal segretario regionale, Bruno Astorre, persona seria e corretta e dai colleghi di partito imparziale e permeato di grande spirito di servizio verso l’istituzione che ha rappresentato, finisce nel mirino anche Zingaretti, che ha sempre fermamente detto di essere all’oscuro di tutto. Al governatore, come denuncia la Lega, viene rinfacciato però l’aumento di stipendio accordato al capo del suo cerimoniale: “Ci sono famiglie monoreddito - dice Laura Cartaginese - che sopravvivono tra mille difficoltà in questa pandemia. Eppure, il presidente ha pensato bene di aumentare di ben 25 mila euro lo stipendio al sui capo del cerimoniale, che passa così da 65 a 90 mila euro. Con che faccia?”.  Per Maurizio Gasparri, commissario romano di FI, “chi pensa di risolvere lo scandalo delle assunzioni alla Regione con le dimissioni del presidente del Consiglio sappia che non se la caverà in questo modo. Ma la Procura della Repubblica di Roma che fa? C’è una sorta di cappa immunitaria che salvaguarda Zingaretti, il Pd romano e tutte le persone collegate a queste realtà? Viene da immaginarlo. Ricordando ad esempio la imbarazzante deposizione anni fa di Zingaretti ad un processo, che avrebbe meritato un’azione investigativa successiva di cui non abbiamo notizie. Sarò io ad attivare con un esposto la Procura della Repubblica, che non può rimanere a guardare inerte - sottolinea Gasparri -. La manovrina del Pd delle dimissioni di un presidente che poi si ergerebbe a moralizzatore è ridicola e patetica. Per molto meno furono montati scandali e campagne di stampa. Invece questa volta c’è tanto silenzio. Io non resterò zitto. Questa gente - conclude il parlamentare - dovrà avere quello che merita”.