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Lazio, scandalo mascherine. Nelle intercettazioni spunta il nome di Arcuri

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Una frode da 22 milioni di euro relativa alla fornitura di 5 milioni di mascherine Ffp2 e 430 mila camici alla Regione Lazio durante la prima fase dell’emergenza Covid. A portarla alla luce è stata la Finanza, che ieri, 3 marzo, ha eseguito il sequestro preventivo dei profitti relativi ai reati contestati e l’arresto di tre imprenditori. L’inchiesta è partita da una segnalazione dell’Agenzia regionale della Protezione civile e sfiora anche l’ex commissario straordinario Arcuri.  Tra marzo e aprile 2020, date la difficoltà a reperire mascherine sul mercato, anche il Lazio, come tutte le altre Regioni, si rivolge a quelle società che sostengono di essere in grado di far arrivare i dispositivi dalla Cina. Tra esse la Ecotech: il caso fu sollevato dal giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo tramite il sito Etrurianews. Andando avanti nelle indagini, dopo le denunce presentate dalla stessa Agenzia di Protezione civile del Lazio (non convinta del materiale che gli era stato recapitato), gli inquirenti si imbattono anche nella European network Tlc srl. La svolta arriva a fine estate. Il 3 settembre Farina, in occasione di un viaggio a Roma, riusciva ad incontrare addirittura Arcuri. E in una telefonata sostiene di aver ricevuto “una promessa dal commissario, che se va in rottura di stock con i due fornitori principali che so Fiat e Luxottica le prende da me”. Una circostanza ripetuta anche in altre telefonate. “Domenico mi ha promesso - dice Farina il 3 settembre al socio in affari Aleksic - che se gli arriva la lettera, autorizza quell’acquisto”. Farina e soci non sapevano di essere intercettati.

 


Le tre persone finite ai domiciliari sono il 41enne Andelko Aleksic, il 65enne Vittorio Farina, già attivo nel settore della carta stampata, e Domenico Romeo, 51 anni. Tutti e tre sono indagati a vario titolo per frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata. Aleksic e Farina anche per traffico di influenze illecite. 
L’accusa è di avere fornito alla Regione Lazio, tramite la società milanese European network Tlc srl (nei cui confronti è stata emessa la misura interdittiva del divieto di sottoscrivere contratti con la pubblica amministrazione), dispositivi sanitari non certificati. La misura cautelare è stata motivata dal gip con “il concreto pericolo di reiterazione del reato”, tanto più che l’emergenza sanitaria è ancora in corso e dalle intercettazioni effettuate emerge come sia tuttora in atto “una intensa attività di procacciamento di nuovi contratti di fornitura”. 


Secondo gli inquirenti, a fronte dei contratti sottoscritti, che prevedevano la consegna di dispositivi di protezione individuale marcati e certificati Ce, l’impresa milanese facente capo ad Aleksic - che fino al marzo 2020 era attiva soltanto nel settore dell’editoria - ha dapprima fornito documenti rilasciati da enti non rientranti tra gli organismi deputati per rilasciare la specifica attestazione e, successivamente, per superare le criticità emerse durante le procedure di sdoganamento della merce proveniente dalla Cina, ha prodotto falsi certificati di conformità forniti da Romeo anche tramite una società inglese a lui riconducibile, ovvero non riferibili ai beni in realtà venduti. 
“Farina, grazie ad amicizie di personaggi noti - scrive il gip - riesce ad avere contatti con pubblici amministratori che nel periodo della pandemia si occupano delle forniture pubbliche di dispositivi medici e di protezione individuale”. E’ lo stesso Farina, parlando con l’altro indagato Aleksic, il 5 ottobre 2020, a raccontare di aver ottenuto la promessa dal commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri di riconoscere la Ent, la società con la quale avevano venduto alla Protezione civile del Lazio 5 milioni di mascherine non certificate, “quale fornitore sussidiario rispetto a Luxottica e Fca per l’approvvigionamento di un’ingente quantità di mascherine chirurgiche da destinare alle scuole”. 
In pratica, sempre secondo l’accusa, dopo aver frodato la Protezione civile laziale, la Ent puntava a un altro colpo grosso tramite i rapporti con Arcuri: la fornitura di mascherine alle scuole. Per la cronaca quelle firmate Fca restano inutilizzate sulle cattedre perché, a detta degli studenti, puzzano di solvente.