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Roma, facevano esplodere bancomat per rubare i soldi. Preso il capo della banda: è un sinti di 33 anni

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Roma, facevano esplodere bancomat per rubare i soldi. Preso il capo della banda: è un sinti di 33 anni. Furto aggravato, procurata evasione, ricettazione, detenzione di esplosivi. Questi alcuni dei reati contestati a un uomo, di etnia Sinti, sottoposto a fermo nella notte del 1 novembre dai carabinieri del Gruppo di Frascati su decreto del pm del pool della Procura di  Roma che tratta, tra l’altro, i reati contro il patrimonio, diretto dal procuratore aggiunto Lucia Lotti.

Per i militari l'uomo, S. H. di 33 anni, è il capo di una banda che si era specializzata nei colpi agli sportelli automatici di Roma e provincia: spaccate ed esplosioni erano la specialità del gruppo, grazie a cui sono riusciti mettere a segno numerosi colpi. Il modus operandi era sempre lo stesso, rubavano prima una macchina di grossa cilindrata dai vari concessionari della Capitale, a cui cambiavano targa utilizzandone altre rubate da auto parcheggiate per la strada e poi, a bordo di esse, si dirigevano verso l’obiettivo stabilito. La banda era capace di colpire più volte nel corso di una stessa notte. L’azione era sempre fulminea, in pochi minuti arrivavano sull’obiettivo, sradicavano il bancomat e poi la fuga, toccando picchi di velocità superiori ai 200 km/h.

Ma i guai per l’uomo non finiscono qui. Dopo l’arresto, una volta giunti in caserma per le formalità di rito, nel corso delle operazioni di foto-segnalamento e identificazione, i Carabinieri hanno riscontrato che sull’uomo pendeva un mandato di arresto europeo emesso dalla Francia. Durante la perquisizione  nella sua nell’abitazione, che è stato portato nella casa Circondariale di Rebibbia, sono stati trovati numerosi oggetti utilizzati per i furti: due radio ricetrasmittenti per comunicare senza essere intercettati, due dispositivi Jammer per inibire le frequenze, un verricello elettrico con cavo in acciaio per trainare i bancomat, un martello demolitore a batteria, passamontagna per nascondere il viso ed attrezzi vari per lo scasso.

A tradire l’uomo sono stati i vestiti indossati, sempre gli stessi, che hanno permesso ai  carabinieri di comprendere che dietro i numerosi furti avvenuti nei mesi a cavallo tra il lockdown e l’inizio dell’estate la regia era unica. Una minuziosa attività di indagine ha permesso di risalire alla base operativa,del gruppo, rivelatasi poi l’abitazione del fermato. Sette bancomat, un centro commerciale, quattro autovetture, uno scooter ed un carroattrezzi: questi i furti scoperti dai 
Carabinieri in soli due mesi di indagini
. Nel pieno dell’attività d’indagine i carabinieri di Frascati si sono imbattuti in un evento inaspettato. La fuga dal carcere romano di Rebibbia di due uomini di etnia Rom, vicini per legami di parentela all’odierno arrestato, ha messo in allarme gli investigatori. Pochi giorni dopo quella che all’inizio sembrava solo un’ipotesi, i carabinieri si sono imbattuti nei due evasi: Davad Zukanovic e Lil Ahmetovic. Da quel momento è partita una caccia ai due evasi, cominciata la sera del 16 giugno a  Roma e terminata nel primo pomeriggio del giorno successivo nel Comune di Cascina. I due evasi prima per nascondersi e poi per fuggire hanno potuto contare sull’aiuto di S.H., arrestato oggi, che gli ha fornito una delle auto rubate per commettere i furti ai bancomat per fuggire all’estero.