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Un insegnamento nuovo

Alessandro Meluzzi
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"Gesù, entrato di sabato nella sinagoga di Cafarnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi". Così si legge nel vangelo di oggi (Marco 1,21-28). La scorsa domenica Gesù diede inizio alla sua predicazione con l'annuncio: "Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete nel Vangelo". Egli lasciò il suo villaggio per trasferirsi nell'unica che tra tutte le località della Galilea poteva dirsi una città: Cafarnao. E nella sinagoga, insegnava, suscitando lo stupore dei presenti. Infatti, Gesù guarisce un "indemoniato", probabilmente uno psicopatico o un epilettico, e davanti al prodigio "tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: 'Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!'”. I presenti sono stupiti anzitutto dalla novità dell'insegnamento di Gesù, che si differenzia da quello degli scribi, i quali la spiegavano sempre rifacendosi ad autorità precedenti. Ma Gesù va oltre e fonda la sua interpretazione delle Sacre Scritture sulla propria autorità: "Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non giurare il falso; ma io vi dico: non giurate affatto. Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio. Avete inteso che fu detto 'Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici'...". Un insegnamento nuovo, dunque, che non cancella l'antica Legge ma ne fa scoprire la valenza più profonda, che oltre ai fatti guarda alle intenzioni. Un insegnamento nuovo, che Gesù dimostra di poter impartire non a nome di altri ma per autorità propria, quella stessa per la quale può guarire l'"indemoniato". In effetti i miracoli sono espressione dei suoi poteri straordinari e, dunque, anche del potere di stabilire il senso autentico e profondo della Legge. Se è così, la parola di Gesù è la legge suprema, di fronte alla quale non si discute né si contratta. Nessuno, neppure le autorità della Chiesa, può permettersi di cambiarla. Con la collaborazione di Andrea Grippo