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Avvento, ricordiamoci della parola di Dio

Alessandro Meluzzi
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Il giovane Marco ha accettato il compito di redigere un testo ad uso delle nascenti comunità. E non ha fatto un trattato di teologia o una raccolta di detti al modo dei rabbini, ma un racconto. E lo ha intitolato vangelo, cioè buone notizie come erano chiamati i racconti delle gesta degli imperatori a partire da Cesare Ottaviano Augusto. Qui parliamo di ben altre buone notizie. E di una nuova Creazione, un nuovo inizio. Abbiamo appena ricominciato il tempo di avvento in preparazione al Natale. Sappiamo benissimo che l'Avvento è un tempo forte di conversione personale e comunitaria. In questa seconda domenica, che segue quella che ci ha fatto riflettere sul tema della vigilanza cristiana, la parola di Dio ci invita a raddrizzare le strade del Signore, cioè a metterci in quella condizione spirituale di una profonda revisione della nostra vita di fede. Quante volte abbiamo deviato nel nostro comportamento morale, allontanandoci di fatto dalla strada che il Signore ha tracciato mediante la divina rivelazione. Davanti al Cristo che viene nessuno può restare impassibile ed insensibile. La parola di Dio di questa seconda domenica di Avvento insiste anche nelle altre letture e nel salmo responsoriale sul tema della conversione. Isaia è molto esplicito e non usa mezze parole per richiamare il popolo di Dio sulla retta via. Se volessimo solo in parte mettere in pratica ciò che leggiamo nella sacra scrittura, tutta la nostra vita cambierebbe in meglio. Il programma personale e comunitario dell'Avvento sta tutto qui. Riuscire a fare almeno qualcosa che leggiamo nel Vangelo, altrimenti sono parole buttate al vento. Con la collaborazione di Andrea Grippo