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Date a Cesare ciò che è di Cesare

Alessandro Meluzzi
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La famosissima parabola di questa 29esima domenica durante l'anno è forse quella che ha avuto le esegesi e le interpretazioni più diverse, disparate e, per certi versi, opposte. Il contenuto è noto: per trarlo in inganno i Farisei chiedono a Gesù se è lecito pagare il tributo a Cesare. Si tratta di una domanda molto insidiosa, perché per un ebreo praticante pagare le tasse a un romano rappresenta una rottura della fedeltà alla tradizione. Già al tempo di Gesù l'invasione romana era considerata la decadenza del tempo e significata l'arrivo di un messia, in grado di liberare il popolo eletto dal giogo straniero. D'altra parte, una risposta negativa di Gesù avrebbe portato ad un'immediata reazione del procuratore romano, prendendo il suo atto come un'insubordinazione. Gesù dice: “Mostratemi la moneta del tributo. Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono? Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Dopo aver segnalato che l'immagine sulla moneta è di Tiberio, figlio di Augusto, afferma con saggia chiarezza che il tributo bisogna pagarlo. Le interpretazioni si divaricano. Una certa lettura medievale tende a sostenere che il cristiano deve essere innanzi tutto un buon cittadino e che la spiritualità della Chiesa si occupa delle cose dell'altro mondo. Ma c'è una lettura diversa. Al potere di questo mondo spetta quel denaro al quale Gesù non sembra attribuire in molte pagine della Scrittura un grande ruolo, mentre le cose di Dio sono altre: ciò che il denaro non può comprare. Forse mai un'epoca come la nostra ha visto ascendere così tanto il valore della ricchezza. Non che la ricchezza non sia importante ma certamente mai nessun tempo come il nostro ha fatto della moneta la chiave di una vera idolatria. E a questa idolatria Gesù si oppone, confermando l'autoreferenzialità delle monete. Cesare batte moneta e torna a lui, ciò che davvero importa non può essere né comprato, né venduto. Nel nostro tempo sembra che l'umano sembra sopravanzato da banche e dalla finanza, in un punto di vista che alimenta i complottismi. Gesù apporta una luce di chiarezza: non vi è una verità di Dio che possa essere contrapposta alla concretezza di questo mondo, non c'è neanche una fredda moneta che possa interamente comprare una vita umana. Cesare è il padrone delle monete, Dio della vita e dell'uomo.  Con la collaborazione di Andrea Grippo