Il Campidoglio e le sue oche

Un vestito per le elezioni

15.01.2018 - 12:18

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Sarà la bandana o il doppiopetto, la camicia bianca o la felpa a vincere le prossime elezioni?

Dopo il contestato successo del dress code minigonne-tacchi a spillo stilato da un improvvido magistrato del Consiglio di Stato per le borsiste dei suoi corsi,sarà impossibile pensare di svegliarsi la mattina e mettersi addosso quello che capita. Tutti dovremo darci una regolata, soprattutto chi dipende dalla propria immagine e, quindi, nessuno più dei protagonisti della politica. Sarà bene che si guardino allo specchio e si domandino quale sia la mise più adeguata al loro stile e più consona all'elettorato a cui si rivolgono. Sbagli look e sei fottuto.
Matteo Renzi nella fase della rottamazione e della curva ascendente di Palazzo Chigi si è presentato in jeans e camicia bianca, stile executive-sbrigativo-informale, con le maniche arrotolate al gomito. La stessa che ha sfoggiato, il colletto aperto, con un blazer nero, meritandosi da Giorgio Armani l'appunto di giovanilismo e il consiglio di incravattarsi. Salvo poi mettersi dei pantaloni talmente hipster da lasciare in vista i calzini. Adesso deve decidere, forever young o più compassato da ceto medio, senza per questo imbalsamarsi? Esclusa la mise-Comitato Centrale di chi lo ha abbandonato e il giubbotto di Fonzie, acqua passata ormai, potrebbe provare con un maglione girocollo alla Marchionne o uno spezzato attillato con colori pastello. Ma, come diceva il manzoniano viceré spagnolo, con juicio. Per le scarpe, lascerei da parte le sneaker e non andrei oltre il mocassino.
E Berlusconi? Ha la forza della (sua) tradizione che via via è passata dal mono al doppiopetto, trasgredita soltanto in escursioni vacanziere con bandana e camicia latin lover spalancata sul petto, per l'orrore dei puristi. Nel tempo, è capitato che si sia tolto la cravatta e concesso una t-shirt nera. Ma per Silvio il dress code sembra davvero bloccato, lui punta al target adulto e adulto-adulto, quindi le capriole non sono consigliabili. Trattandosi però di camaleonte con marketing e sondaggi in mano, guai escludere sorprese.
Matteo Salvini vuol dire, almeno nel momento caldo dell'offensiva, barba e felpa, popolare, pratica, e chi se ne frega dell'etichetta. Resterà fedele al rifiuto sprezzante e sguaiato di un dress code? Anche a lui tocca decidere tra la battaglia e il governo, d'altronde ha già dimostrato, nel confronto-referendum con Boschi fashion-boutique, di poter arrivare alla cravatta, sia pure in camicia.
Non dico il doppiopetto, ma un mono potrebbe anche entrare nel guardaroba. O, che so, un felpa con i bottoni e i revers.
Di Maio 5S continua ad essere la fotocopia di se stesso. Sempre e soltanto un completo blu e cravatta azzurra. Qualche tempo fa ha detto di avere solo due vestiti, casualmente di quel colore, dei quali non deve far parte il blu elettrico esibito in occasione dell'insediamento quirinalizio di Mattarella. E' la faccia rassicurante e perbernista di un Movimento che, per il momento, controlla la rabbia e si veste da bravo ragazzo, che se una regola deve sfidare in questa fase è solo quella del congiuntivo. Non un capello fuori posto per Luigi, di contro al post-ciuffo di Renzi, alla calma piatta di Berlusconi e alla spazzola-macho di Salvini. Poi ci sarebbero il biondo con tailleur rosso o nero di Giorgia Meloni e il code molto code di Pietro Grasso, l'eleganza sartoriale alla testa della Sinistra.
Può anche essere che l'abito non faccia il monaco, ma è difficile che senza l'abito giusto si diventi monaco o il prossimo presidente del Consiglio. Poi, ci sarebbe anche il programma, ma che noia.

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