Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Il bisogno e il ricatto

Esplora:

Guido Barlozzetti
  • a
  • a
  • a

Hanno tutti bisogno di farsi vedere e di parlare davanti a una telecamera. Una ossessione che è diventata un contagio e non risparmia nessuno. Devo apparire e far sapere che esisto, guardatemi e ascoltatemi. L'attualità non cessa di fornire esempi. Che avvenga nel mondo della politica è ormai una consuetudine che attraversa tutti gli schieramenti. Il Presidente del Consiglio ne sa qualcosa. L'ultimo show arriva dal Movimento Cinque Stelle che si presenta in diretta streaming per fare il punto sulla questione scottante e rischiosa del comune di Quarto. Si siedono in tre, al massimo livello in un movimento che dichiara di non avere differenze interne e che comunica e decide attraverso la rete. Di Maio, Di Battista al centro, e Fico, una troika compatta, ribadiscono che nessuno li aveva avvisati dei voti sporchi della camorra, che pubblicheranno tutte le interlocuzioni sulla vicenda e invitano, quasi ordinano, alla stampa di pubblicare tutto. Non temono nulla, il Movimento avanza inesorabile, stiamo arrivando, e annunciano querele per chi ne infanga la trasparenza. Deve essere un momento difficile, una crepa minaccia di aprirsi nell'immagine e dunque scendono in campo volti importanti per respingere gli attacchi, si rivolgono direttamente alla gente, a chi li segue, secondo una prassi, rivendicata, che tende a bypassare le mediazioni e a stabilire un contatto diretto con la base. E, intanto, viene espulsa la sindaco Rosa Capuozzo, che per il momento non si dà per vinta e annuncia, anche lei in tv, di resistere. Non stupisce che anche un superboss del narcotraffico senta questa necessità di rivelarsi, di mostrarsi al pubblico. Joaquìn Guzman detto "El Chapo" è stato appena ri-catturato a qualche mese dalla fuga dal carcere, è il capo del cartello più pericoloso e potente, quello di Sinaloa, e Rolling Stone pubblica una lunga intervista che nel mese di ottobre, ancora in libertà, ha rilasciato a un divo di Hollywood, Sean Penn. "Io fornisco più eroina, metanfetamine, cocaina e marijuana di chiunque altro nel mondo. Ho una flotta di sottomarini, aerei, camion e barche", spiega con orgoglio, perché quella è l'occasione che aspettava per uscire dal buio della clandestinità e farsi vedere, per entrare come una star nel circuito della comunicazione. Racconta a Penn dell'infanzia, della marijuana come unica possibilità di sopravivenza, dice che non è una persona violenta, che nessuno può fermare l'economia della droga, che il consumo alimenta il traffico, che il mondo gli va bene come è e che è felice con la sua famiglia, ringrazia Dio, non vuole problemi, sono gli altri che glieli creano. Ci tiene a farlo sapere, El Chapo, dalla riconquistata libertà si confessa ad un attore che non ha problemi di conformismo, ascoltare uno come El Chapo si può e si deve, come ha fatto con Raul Castro o con il presidente venezuelano Chavez. El Chapo vuole farsi vedere, ha bisogno di esistere e il narcisismo alla fine lo frega e lo riporta in carcere. Anche i terroristi ragionano allo stesso modo. Quella di Istanbul è solo l'ultima esplosione. E' una strategia consapevole e lucidamente distruttiva, una campagna di marketing che taglia teste e fa esplodere kamikaze per comunicare che esistono e possono colpire ovunque.