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Maico chiusa, cinquantacinque famiglie senza futuro

Giorgio Palenga
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Cinquantacinque famiglie senza futuro. Cinquantacinque operai che da oltre un anno si devono accontentare della Naspi (quella che un tempo si chiamava disoccupazione). Si tratta dei lavoratori della Maico di Orte, la società che aveva affittato il ramo d'azienda della Edilgori che si occupava della produzione di prefabbricati in cemento armato per strade e ponti. Il cantiere è fermo dall'estate del 2017 e poche settimane dopo è saltato anche l'accordo tra i precedenti proprietari e la Maico per l'acquisto dell'attività. Da allora circa 55 famiglie, una quarantina di operai e il resto impiegati, sono a casa e all'orizzonte non si vede nessuno in grado di far ripartire il cantiere vicino al casello dell'A1. Negli ultimi giorni tuttavia si è aperta una speranza per recuperare in tempi brevi quantomeno le spettanze (Tfr e parte degli straordinari) che relative all'ultimo periodo dell'Edilgori, risalenti dunque al 2014. “Siamo in dirittura d'arrivo con le procedure del concordato in tribunale - dice Francesco Agostini della Filca-Cisl - e dunque per adesso i lavoratori potrebbero recuperare questi soldi rimasti bloccati per anni, per quanto riguarda invece il periodo della Maico bisogna mettere in moto la macchina burocratica in fretta sperando in tempi più corti”. Nell'estate del 2017 i lavoratori del cantiere entrarono in sciopero per i ritardi nei pagamenti degli stipendi e per i mancati versamenti nel fondo pensione al quale diversi dipendenti avevano scelto di destinare parte del Tfr. Furono pagati due stipendi arretrati, ma i lavoratori devono prendere ancora i soldi di poche giornate di lavoro oltre a quelli che erano destinati al fondo pensione.