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Due ricoverati per legionella a Belcolle e all'Andosilla

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Giorgio Palenga
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L'allarme è scoppiato due giorni fa all'ospedale Andosilla di Civita Castellana dove nel giro di poche ore sono stati ricoverati due pazienti di mezza età con gli stessi sintomi: polmonite, tosse acuta, febbre alta, dolori muscolari e forte astenia. Sintomi troppo gravi per far pensare a una semplice influenza. Sintomi che hanno immediatamente insospettito i sanitari dell'ospedale civitonico. Le analisi hanno confermato i sospetti: legionella. Il pensiero è corso subito ai recenti episodi registrati in altre zone d'Italia, tra le quali Napoli e Ferrara, dove sul banco degli "imputati" sono finiti gli acquedotti, quasi sempre poi scagionati (non è il caso di Bornato di Cazzago, nel Bresciano, dove l'estate scorsa gli abitanti sono rimasti senz'acqua per diversi giorni: il tempo necessario per disinfestare la rete idrica contaminata dal temibile batterio). I peggiori sospetti - cioè che anche l'acquedotto di Civita Castellana potesse risultate contaminato - sono stati diradati però dalla Asl di Viterbo: tra i due pazienti - uno di Barbarano Romano e un altro di Faleria - non c'è alcun legame. Si sarebbe trattato dunque di una pura coincidenza. "I casi di legionella non sono così rari - fanno sapere dai piani alti della Cittadella della salute - soprattutto nel passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale. L'acqua non è l'unico elemento in cui può annidarsi il batterio della legionella. Anche i condizionatori d'aria possono essere un veicolo di diffusione della malattia, soprattutto se non sottoposti alla manutenzione e alle pulizie del caso". La legionella non si diffonde da uomo a uomo ma per inalazione diretta. Per questo i sanitari e i degenti del reparto di medicina dell'Andosilla, dove è tuttora ricoverato uno dei due malati, a detta dell'azienda sanitaria non corrono rischi. "Peraltro il paziente in questione, a scopo puramente precauzionale - assicurano sempre dalla Asl di Viterbo - si trova in una stanza da solo, non a contatto quindi con gli altri degenti". L'altra persona contagiata è stata invece trasferita al reparto di malattie infettive di Belcolle, a Viterbo, a causa della maggiore gravità delle sue condizioni. Nessuno dei due è comunque in pericolo di vita. La legionella, infatti, pur essendo una malattia potenzialmente letale se non contrastata tempestivamente, si cura con gli antibiotici.