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Immigrati, polemica su Povia

Evandro Ceccarelli
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"Una delle più grandi realtà culturali della città, un'esperienza unica, un luogo di cultura e fantasia, di sogni e realtà”. Così recitava il “claim” di Caffeina nella nota con cui veniva annunciata, venerdì, l'inaugurazione bis del nuovo teatro-bistrot-libreria di via Cavour. E quale miglior testimonal della “rinascita” culturale di Viterbo poteva esserci dell'ormai leggendario cantante Povia, che ieri sera ha scodellato dal palco del fu San Leonardo alcuni brani cult del suo repertorio a metà strada tra il libro Cuore e il Libro della giungla: da “I bambini fanno ooh” a “Vorrei avere il becco”, da “Luca era gay”, fino all'ultimo successo “Immigrazìa”, già divenuto un inno delle tribù padane. Un brano che inanella frasi come queste: “Un tempo i figli crescevano duri. È perché i genitori erano duri. Oggi i figli sono molli. È perché stiamo tutti molli. Se non vuoi fare quel lavoro lo fanno loro, lo fanno loro. E mentre fissi il lampadario ti fregano il salario. Ma non è mica colpa loro. C'è un disegno molto chiaro. Il potere veterano con la scusa del razzismo vuole fare fuori l'italiano”. Inevitabili le polemiche. (servizio completo sul Corriere di Viterbo del 12 novembre 2017)