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Le minacce del clan: "Se non paghi finisce male..."

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Paolo Di Basilio
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“Se non ci paghi gli assegni finisce male”. Se a pronunciare la minaccia è una persona che non fa mistero di far parte della famiglia dei Casamonica, c'è poco da stare tranquilli. Tanto è vero che un giovane operaio viterbese, davanti a queste minacce, arrivò a restituire un'auto appena comprata aggiungendoci 4.800 euro per non sapere più nulla di quelle persone. Nuova udienza ieri del processo per usura e estorsione a carico di Consiglio Di Guglielmi, alias Claudio Casamonica, il figlio Sabatino (meglio conosciuto come Johnny), il viterbese Raffaele Polleggioni e Adolfo Perazzoni. Ieri davanti al collegio (il giudice Silvia Mattei presidente, a latere Giacomo Autizi e Rita Cialoni) hanno testimoniato due presunte vittime del clan che tra il 2006 e il 2007 avrebbe messo in atto una serie di atti intimidatori verso imprenditori viterbesi (taniche di benzina davanti alle aziende e pesanti minacce). Per esempio l'operaio che nel 2007 acquistò per 7.000 euro una Mercedes Classe A nell'autosalone di Di Guglielmi. Il giovane firmò quattro assegni postdatati per restituire la somma. Ma alla scadenza della prima rata - quando ancora non aveva comunque ricevuto i documenti dell'auto - avvertì “Claudio Casamonica” che il primo assegno non era coperto. "Fui pesantemente minacciato - ha detto l'operaio in aula - in pratica mi fu detto che se non restituivo i soldi avrei passato dei brutti momenti, inoltre mi fu ricordato più volte che loro facevano parte della famiglia dei Casamonica". Pressioni che sarebbero arrivate anche da un parente che lavorava con Consiglio Di Guglielmi. “Ero terrorizzato - ha continuato il testimone - e avevo paura di ritorsioni a danni dei miei familiari, dunque decisi di restituire l'auto consegnando anche un assegno di 4.800 euro che mi era stato dato da mio suocero. Avevo paura e volevo chiudere in fretta con quelle persone". ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DELL'8 MARZO O NELL'EDICOLA DIGITALE