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Cinquantamila file pedopornografici nel pc

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Paolo Di Basilio
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Scaricava continuamente foto e filmini  poi li salvava nell'hard disk di un vecchio pc portatile. E' continuato ieri il processo a carico di un imprenditore di Caprarola - R. F. le iniziali - accusato di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Davanti al collegio (presidente il giudice Silvia Mattei, a latere Rita Cialoni e Giacomo Autizi) hanno testimoniato i carabinieri e un agente della polizia postale che si sono occupati, nel 2014, delle indagini. Il computer portatile dove erano stati archiviati i file è spuntato durante una perquisizione che era stata disposta nell'ambito di un'altra inchiesta a carico dell'imputato per violenza su minori (avrebbe mostrato i genitali davanti a dei minori a Sutri). “In uno scantinato - ha detto uno dei militari intervenuti - trovammo un computer portatile con lo schermo rotto che tuttavia, come abbiamo appurato, veniva collegato tramite un cavetto a un televisore di 52 pollici”.  Una realtà molto più pesante emerse dopo la perizia della polizia postale. L'agente che ha redatto la relazione è stato ascoltato ieri in aula. Sul computer sarebbero stati trovati circa 50.000 file (tra foto e video) pedopornografici. solo una piccola parte - 1 su 10 ha detto l'agente - aveva carattere semplicemente pornografico, gli altri file riguardavano bambini e bambine. Secondo la perizia i file sono stati scaricati con Emule. Tuttavia da quello che è emerso l'imputato li copiava subito in delle cartelle locali - che erano accessibili solo a lui che aveva la password - togliendoli, al massimo dopo poche ore, dalla cartella condivisa con gli altri utenti in rete. Un punto cruciale questo per la difesa - l'avvocato Vincenzo Petroni - che ha prodotto diverse sentenze della Cassazione che stabiliscono come il semplice utilizzo di Emule non basta per contestare anche il reato di divulgazione di materiale.  ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 1 MARZO O NELL'EDICOLA DIGITALE