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Feto nel cassonetto, la difesa punta su una super perizia

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Paolo Di Basilio
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Il problema sarà rintracciarla da qualche parte. Ma adesso tutti la vogliono in aula. Si tratta della ballerina romena Elisabeta Ambrus, condannata in primo grado a 10 anni per l'omicidio e l'occultamento di cadavere della bambina di 7 mesi che portava in grembo. Ieri davanti alla Corte d'Assise di Viterbo si è aperto il processo a carico dell'infermiere Graziano Rappuoli, presente in aula, accusato degli stessi reati per aver aiutato, secondo l'ipotesi accusatoria, la donna a partorire fornendogli un farmaco. Venerdì 24 febbraio c'è stata l'acquisizione delle prove. Un atto formale di estrema importanza per il processo. Sia il pm Franco Pacifici che i difensori di Rappuoli (gli avvocati Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis) hanno indicato la Ambrus nelle loro liste testimoniali sollecitando la Corte d'Assise a cercare la donna che è irreperibile ormai da diversi anni (contumace durante il processo con rito abbreviato davanti al gup). Durante l'udienza il pm ha chiesto l'acquisizione della sentenza del gup Savina Poli - contro la quale è stato già presentato appello dalla difesa della ballerina - la Corte ha acquisito la stessa solo a livello documentale. La difesa punterà a “ribaltare” il verdetto del gup, provando a dimostrare come la morte del feto è stata improvvisa e che al massimo si può parlare di un parto precipitoso contro il quale poco poteva la ballerina e soprattutto l'infermiere che le fornì il farmaco. Per questo i difensori hanno già individuato un super consulente che si dovrà occupare di ribattere alle perizie dell'accusa. Si tratta della dottoressa Dalila Ranalletta, medico legale di fama internazionale famosa per essersi occupata di diversi fatti di cronaca. Per esempio è stata consulente della difesa nel recente processo per l'uccisione di Yara Gambirasio. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO O NELL'EDICOLA DIGITALE