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Droga in caserma, condanna definitiva per l'ex comandante

Paolo Di Basilio
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Nascondeva una coltivazione di marijuana e munizioni nella mansarda della caserma. E' diventata definitiva la condanna a due anni e mezzo per il maresciallo Angelo Benfante, ex comandante della stazione di Grotte di Castro, condannato per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio, coltivazione di stupefacenti e detenzione di munizioni. I giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione hanno infatti rigettato il ricorso presentato dal difensore dell'imputato (l'avvocato Angelo Di Silvio) contro la sentenza della Corte d'Appello di Roma che nel 2015 aveva riformato il verdetto del processo di primo grado - finito con un'assoluzione davanti al giudice Ernesto Centaro - condannando appunto il carabiniere, confermando solo l'assoluzione per il reato di falso (il maresciallo era accusato di aver certificato falsamente la distruzione di alcune dosi di droga sequestrate sei anni prima trovate in un cassetto della scrivania del suo ufficio). Il verdetto della Cassazione è arrivato a inizio mese e solo ieri sono state pubblicate le motivazioni. Ma per i giudici della Cassazione “risultano accertate - si legge nella motivazione -  e non contestate sia la conoscenza, da parte del Benfante, che nel sottotetto della caserma vi fosse una coltivazione di cannabis, sia l'accessibilità al locale da parte sua". Per i giudici il maresciallo “era sicuramente titolare di una generale posizione di garanzia e di doveri di vigilanza, in quanto responsabile dell'immobile dove era situata la stazione” ma “anziché adempiere al suo obbligo di denuncia e sequestro delle piantine, quanto meno permetteva che tale condotta si protraesse".