Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Tinca al posto del coregone, condannati due ristoratori

default_image

Giorgio Palenga
  • a
  • a
  • a

Quel delizioso carpaccio a base di pesce di lago rovinò il loro viaggio di nozze. C'erano anche due sposini tra le vittime dell'intossicazione che nel 2011 colpì una settantina di persone che avevano mangiato pesce crudo in un noto ristorante del lago di Bolsena. I Martedì 8 novembre 2016 il giudice monocratico Pintimalli, al termine di un lunghissimo processo (il giudice è cambiato più volte), ha inflitto 8 mesi e 20 giorni e 400 euro di multa (pena sospesa) ai due soci del ristorante che al termine dell'indagine dei Nas sono stati incriminati con l'accusa di commercio di sostanze alimentari nocive e lesioni colpose. Ventitré delle vittime si sono costituite parte civile nel processo. I fatti avvennero nel luglio del 2011. Alcuni giorni dopo essere stati nel ristorante diversi clienti accusarono malessere diffuso, dissenteria, febbre altissima e intossicazioni epatiche. Tutti avevano qualcosa in comune: avevano cioè consumato quel gustoso carpaccio di pesce crudo. Doveva essere coregone, pesce tipico del lago, ma secondo l'accusa invece si trattava di filetti di trinca soggetti a contrarre un batterio nocivo per la salute umana: l'opisthorchis. Gli effetti furono devastanti per molti clienti. Secondo quanto hanno raccontato ieri nelle conclusioni i loro avvocati di parte civile. Una delle vittime ha dovuto assumere potenti antibiotici per un anno prima di guarire del tutto, due sposini per i malanni dovettero rinunciare, come detto, al viaggio di nozze, un altra vittima ha avuto ripercussioni al cuore. Secondo l'accusa - che si basa sugli accertamenti fatti dai Nas - i gestori del ristorante si sarebbero forniti del pesce in “maniera approssimativa” senza controllare le certificazioni. Alle parti civili non sono state riconosciute provvisionali e dunque il risarcimento del danno verrà discusso nel processo civile che si era aperto a suo tempo e che era stato sospeso in attesa della sentenza penale. Una volta depositate le motivazioni, il giudice si è preso i canonici 90 giorni, è prevedibile il ricorso in appello della difesa.