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La "diaspora" dei prof

Evandro Ceccarelli
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C''è chi è stato “esiliato” tra le colline toscane e chi è stato spedito in Emilia. C'è quella che svernerà nel Cadore e quelli che dovranno invece cercarsi casa a Verona. Un altro andrà in Liguria, un altro ancora a Capua. La “diaspora” dei docenti, a un mese dall'inizio dell'anno scolastico, colpisce anche la Tuscia. Sono almeno una cinquantina, i prof viterbesi passati di ruolo lo scorso anno che per mantenere una cattedra, come migliaia di loro colleghi in tutta Italia, dovranno emigrare. Al Nord soprattutto, ma anche al Sud, perché il logaritmo ministeriale che assegna gli incarichi annuali ha ragioni che la ragione ignora. Almeno secondo Silvia Somigli della Uil Scuola di Viterbo, secondo cui “vanno rifatte tutte le operazioni e riparati gli errori”. “Si tratta perlopiù di persone ultra 40enni con mogli, mariti e figli - afferma la sindacalista -. Famiglie che verranno sacrificate sull'altare della cosiddetta Buona scuola. L'Italia è diventata una scacchiera dove i colleghi vengono mossi come pedine. Io li ho definiti deportati, perché questi trasferimenti senza criterio rischiano di destabilizzare molte famiglie, non di rado monoreddito. Quando la famiglia, insieme alla scuola, rappresenta l'architrave della nostra comunità”. (servizio completo sul Corriere di Viterbo del 20 agosto 2016)