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Sclerosi multipla, Viterbo fa scuola

Evandro Ceccarelli
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Sclerosi multipla, Viterbo fa scuola. E'  stato presentato alla cittadella della salute il Pdta della Asl per il trattamento della grave malattia, che colpisce 80 persone su 100mila. L'acronimo Pdta sta per Percorso diagnostico terapeutico assistenziale, una modalità di approccio ai malati sempre più diffusa che segna l'abbandono della vecchia prospettiva ospedalocentrica a favore di un'assistenza integrata, multispecialistica e territoriale. Che quello della Asl viterbese sul fronte della sclerosi multipla sia un modello da esportare l'ha riconosciuto la dottoressa Lucia Palmisano, consigliera nazionale Aism, che è intervenuta alla conferenza stampa. “A Roma siamo molto più indietro”, ha ammesso la Palmisano. L'azienda sanitaria viterbese è infatti la prima nel Lazio ad applicare le linee guida regionali emanate nel 2014. L'obiettivo del Pdta è dunque la presa in carico degli ammalati –quelli seguiti dalla Asl di Viterbo sono 200, 130 dei quali con somministrazione di farmaci immunomodulanti – attraverso la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. “La sclerosi multipla – ha detto il direttore generale Daniela Donetti – è una patologia che richiede un elevato impegno assistenziale multiprofessionale a causa della giovane età dei pazienti che ne sono colpiti”. Il picco di esordio della malattia avviene infatti tra i 20 e i 40 anni. “La scelta di dare priorità alla sclerosi mulipla – ha aggiunto la Donetti – è dovuta all'analisi dei dati epidemiologici, ma anche al fatto che questa patologia produce un significativo impatto sulla comunità”. Nel mondo i malati di sclerosi multipla sono circa due milioni. “E' la seconda causa di disabilità giovanile dopo gli incidenti stradali”, ha ricordato il primario di neurologia di Belcolle Nicola Falcone, secondo cui, a causa della complessità della malattia, va ripensato il modello assistenziale. Approccio integrato dunque, in cui fondamentale è anche il ruolo degli psicologi ospedalieri, chiamati a supportare i pazienti, e anche i loro familiari, nel decorso della malattia. Un'altra  “gamba” fondamentale del sistema, ha sottolineato Falcone, è rappresentata dall'Aism. La frammentazione è il tallone d'Achille dell'assistenza, ha notato il direttore distrettuale Franco Bifulco,  secondo cui è necessario cambiare paradigmi. Il nuovo paradigma adottato dalla Asl di Viterbo, come ha spiegato il direttore della Uoc Cure primarie Giuseppe Cimarello, prevede appunto il passaggio dal trattamento ospedalocentrico alla territorializzazione, anche attraverso il coinvolgimento dei medici di medicina generale.