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Cinque per mille, a Bassano i più generosi

Evandro Ceccarelli
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Sarà anche una aspirante capitale del volontariato, ma per generosità nei confronti del cosiddetto terzo settore Viterbo non brilla molto.  Lo dicono i dati sul 5 per mille, ovvero quella frazione delle nostre tasse che finisce nelle tasche delle associazioni umanitarie o che operano nel campo della ricerca. Proprio in questi giorni di dichiarazioni dei redditi, commercialisti e Caf chiedono ai propri assistiti di scegliere a chi destinare le quote, ma in base ai dati relativi al 2014, pubblicati nei giorni scorsi dall'Agenzia delle entrate e rielaborati da Repubblica.it in collaborazione con il centro di ricerca Twig, si può avere già un'idea della “generosità” della provincia di Viterbo. Innanzitutto vediamo quali sono le associazioni e gli enti più “amati” dai contribuenti viterbesi: in testa, parliamo sempre del 2014, c'è “Dai una mano al tuo ospedale”, l'associazione civitonica che da anni si batte per salvare l'Andosilla, alle prese da anni con un progressivo smantellamento. Al secondo c'è l'Università della Tuscia, al terzo l'Associazione nazionale terza età per la solidarietà. A livello provinciale il comune più prodigo nei confronti del terzo settore è quello di Bassano Romano, con 46 euro pro capite (per un totale di 8451 euro e 182 scelte), seguono Vignanello con 45 euro a testa (1.718 euro per 38 cittadini che hanno espresso una scelta), Fabrica di Roma con 41 euro (7.449 euro per 181 scelte). Prima di Fabrica ci sarebbe, sempre a livello pro capite, Carbognano, ma i 44 euro sono il frutto della scelta di un unico cittadino. Viterbo si ferma a 32 euro pro capite, per un totale di 298.324 euro (9.421 scelte). La precedono sia Tarquinia (35 euro) che Tuscania (33), mentre Montalto segue a un'incollatura (31). Poco "generosa" Civita Castellana, nonostante la presenza in loco dell'associazione "Dai una mano al tuo ospedale": solo 23 euro pro capite, su un totale di 65.525 euro destinati alle nobili cause. Tra i comuni meno prodighi della Tuscia troviamo Corchiano (20 euro), Castel Sant'Elia (18 euro), Gallese (15), Faleria e Nepi (20). Naturalmente, non è solo questione di generosità e di scelte. I valori dipendono anche dal livello dei redditi: più sono alti più sale la quota pro capite, e viceversa. Per questo in coda alla classifica si trovano perlopiù i comuni del Sud Italia. La palma di capoluogo più munifico a livello nazionale spetta a Pavia (48 euro), seguito da Padova e Urbino (44). Le maglie nere se le aggiudicano invece Frosinone (21 euro) ed Enna (19).