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Malavita dal sud, è allarme

Evandro Ceccarelli
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 Sempre più, in provincia di Viterbo, incidono sulla sicurezza, con un prezioso lavoro di ricerca, di rintraccio e di indirizzo dei blitz per la cattura - sempre con modalità efficacissime - strutture investigative anche lontane. I “puntatori laser”, come dimostrano le ultime, brillanti catture messe a segno nella Tuscia - due campani, indagati per omicidio, e un rapinatore seriale - partono dunque da lontano. Ma non è casuale. Perchè, a “leggere” attentamente certe indagini, si scopre una vasta, profonda, interazione tra le varie componenti e strutture delle forze di polizia. Un'azione “integrata” (anche con raffinate tecnologie) che, come risultante, ne ha una sola: la tutela, la salvaguardia dei cittadini. Dietro l'interazione, c'è un fenomeno: nella Tuscia, ritenuta terra “tranquilla”, “migrano” sempre più, da terre più contrastate, elementi a rischio. Latitanti, pericolosi pregiudicati. Grazie alle varie, specializzate forze di polizia, il monitoraggio delle presenze è costante. Non c'è albergo, non c'è struttura ricettiva su cui, in modo discreto, ma profondo, non si posi l'occhio della polizia. Basti pensare, da questo punto di vista, al prezioso lavoro della squadra mobile di Viterbo. Certi risultati, infatti, non sono casuali. Le migrazioni, si diceva. Ultimamente, nella Tuscia, è stato rilevato un fenomeno: aumentano, in modo ritenuto preoccupante, gli arrivi di forestieri - siciliani, napoletani, pugliesi - con precedenti alle spalle. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 21 aprile 2016 o sull'edicola digitale)