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Nocciole in crisi, poco lavoro e zero svaghi mentre il castello degli Anguillara va in malora

Evandro Ceccarelli
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Una volta si diceva “'nnamo a Faleria”. L'antica Stabbia era una delle mete domenicali dei giovani della Bassa Tuscia, a cominciare da quelli civitonici, ai quali non è mai mancato, nei confronti degli altri paesi del comprensorio, il piglio dei “conquistadores” (basti vedere il numero di matrimoni “misti”). Oggi Faleria sembra invece scomparsa dai “radar”. “Chi ci viene più qua, questo paese è morto”, sentenzia il professor Luigi Moriggi, ex assessore nelle giunte Bianchi. A Faleria, 2.300 abitanti, a giugno si vota. Il sindaco uscente, il 38enne Marco Del Vecchio, il principale sfidante dovrebbe averlo in casa: si tratta di Antonio Canestrari, anche lui del Pd, anche lui ex assessore ai tempi di Pierluigi Bianchi sindaco. Nomen omen, dicevano i latini, e secondo alcuni, il sindaco, a dispetto dei suoi 38 anni, sarebbe oggi espressione “del vecchio”. Quantomeno di un vecchio modo di fare politica. “Il cambiamento non s'è proprio visto”, dice sempre Moriggi, che, dopo la rottura con Bianchi su un debito fuori bilancio, ha abbandonato la scena politica. Alle 11 di mattina a piazza Garibaldi trovi i tradizionali capannelli di anziani e pensionati, intenti a fare i cappotti (pettegolezzi). C'è anche l'ex consigliere democristiano Antonio Sconocchia: “A Faleria si vive benissimo, siamo ricchi, paghiamo poche tasse e abbiamo le strade in ottimo stato”. Sconocchia ha voglia di “canzonare” il cronista. In piazza arriva anche il sindaco, si ferma a parlare con una persona. Con il cronista però non ha voglia o forse tempo di farlo. “Ecco il mio numero, mi richiami la prossima settimana”. Al telefono Del Vecchio, chiamato più volte, non risponderà mai. “Grossi svaghi - confida la ragazza del bar centrale - non ce ne sono, qua per i giovani c'è poco da fare. Io sono di Faleria ma abito a Calcata. Lì almeno si sono inventati una ludoteca estiva per i bambini”. L'economia locale? Una volta c'erano le nocciole, “oggi manco più quelle”, dice Moriggi. E aggiunge: “Da cinquemila quintali siamo passati a mille, è morta pure l'agricoltura. Il lavoro bisogna cercarlo fuori. Molti vanno a Roma, fanno i carabinieri, i militari, stanno all'Aeronautica. I giovani invece stanno a spasso”. La vera ferita di Faleria è però rappresentata dal castello degli Anguillara, un gioiello del XIII secolo che sta andando in malora. “Sono stati spesi due milioni di euro per recuperarne una parte - racconta ancora Moriggi - . Inaugurata con tanto di buffet alla vigilia delle ultime elezioni, è stata abbandonata pure quella. Nemmeno una manifestazione. Lì ci ho fatto l'asilo, fa tristezza vedere quell'edificio cadere a pezzi. Come mette tristezza il vecchio borgo abbandonato negli anni Sessanta e ormai ridotto a un mucchio di rovine impraticabili”.