Tagli alla faggeta di Bassano: un crimine contro l'umanità

Bassano Romano

Tagli alla faggeta di Bassano: un crimine contro l'umanità

12.03.2016 - 10:39

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Da una parte le faggete di Oriolo e Soriano, in attesa del riconoscimento per entrare a far parte della rete delle foreste patrimonio dell’umanità (LEGGI qui), dall’altra la faggeta di Bassano Romano, esclusa a causa dei tagli. Una vicenda che nel paese della Bassa Tuscia continua a tenere banco e ad infiammare gli animi. Diverse sono state nei giorni scorsi le prese di posizione di partiti politici e amministratori che, dal 2012 ad oggi, seppur condannando duramente l'operato dell’Università Agraria (ente che dovrebbe gestire l’uso civico dei beni collettivi), nei fatti poco o nulla hanno fatto per bloccare quello che si è rivelato essere un vero e proprio taglio industriale.

A tornare sulla vicenda e a fare chiarezza, è oggi colei che per anni si è battuta per denunciare lo scempio che stava avvenendo nella faggeta, la dottoressa Enza Ferri, coordinatrice della sezione tutela ambiente della Protezione Civile locale. “Sono bastati 40 giorni per distruggere un patrimonio naturale che ha cominciato a formarsi 40.000 anni fa – racconta amareggiata la Ferri - Nel piano di assestamento forestale 2005-2014, riguardante i 425 ettari di bosco di Bassano, è scritto che 90 ettari della faggeta millenaria dovevano essere lasciati integri per la conservazione”. E questo perché, proprio come riportato in un studio del professore dell’Unitus Valerio Frattura: “In un periodo in cui le tendenze climatiche sono indirizzate verso un innalzamento delle temperature, sarebbe molto pericoloso andare a stressare ulteriormente dinamiche rette da equilibri delicati, rischiando di compromettere una realtà unica in Italia e in Europa, già riconosciuta Sic (Sito di interesse comunitario) e Zps (Zona a protezione speciale)”. Considerazioni che sono però cadute nel vuoto.

“A nulla è valso tutto questo – prosegue la coordinatrice -  nonostante il fatto che, con protocollo  3115 dell’8 novembre 2011, l’Ente Parco Bracciano Martignano destinava a ‘Riserva naturale integrale’ la località Fonte Vitabbia, ultimi 25 ettari dei 90 destinati alla conservazione, ma già passati al taglio illegalmente come fosse  ceduo castanile. Numerose denunce sono state inviate dalla sottoscritta per bloccare i tagli nella faggeta, denunce che, non solo non hanno avuto risposta alcuna da nessuna parte istituzionale, ma hanno creato un ritardo fatale perché nel frattempo, con un documento illegittimo, il direttore dell’Ente Parco Bracciano Martignano Paolo Giuntarelli, autorizza il presidente dell’Agraria, Trento Quaglia, al taglio di 440 alberi nella stessa Riserva naturale integrale di Fonte Vitabbia (dove non si dovrebbero rimuovere neanche gli alberi che cadono naturalmente ndr)”. Ed è proprio a seguito di questa autorizzazione che viene meno la condizione alla candidatura Unesco, riconoscimento che prevede un bosco sviluppatosi naturalmente senza interventi umani da almeno 30 anni.

“Arriviamo così a marzo 2012 quando gli alberi abbattuti nella Riserva integrale sono diventati 1180, senza che nessuno abbia fatto tentativo di fermare lo scempio. Quando dico ‘nessuno’, intendo nessuno”. E’ così che, il 29 marzo 2012, la dottoressa Ferri decide di rivolgersi alla Procura. Ormai, però, quell’eredità della natura che era la faggeta millenaria era andata perduta, tra l’indifferenza generale.

“Alla cancelleria del tribunale penale di Viterbo – conclude Enza Ferri - mi è stato richiesto se volevo, in quanto parte offesa per aver presentato la denuncia, costituirmi parte civile. Ho ritenuto che questo sia un ruolo che appartiene al Comune in quanto rappresentante dei beni collettivi. Io, rappresentata dall’avvocato Roberto Merlani, devo ora rispondere di una denuncia per diffamazione, presentata dall’imputato Trento Quaglia nei miei confronti. Personalmente ritengo che, la distruzione di questi patrimoni della natura che giungono a noi integri attraverso migliaia di anni, considerando anche l’importanza che rivestono per il clima come sopravvivenza umana, non siano solo crimini ambientali, ma contro l’umanità”.

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