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Ciccio alla Capannaccia trionfa da chef Alessandro Borghese

Andrea Niccolini
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“Era già un sogno partecipare, avere addirittura vinto è un qualcosa di favoloso, difficile da spiegare”: Daniele Polici, Ciccio per amici e avventori della trattoria Da Ciccio alla Capannaccia, è al settimo cielo la mattina dopo la sua “incoronazione” da parte dello chef Alessandro Borghese. E' proprio la trattoria di Torre Alfina (località Capannaccia) infatti il locale vincitore della nona e penultima puntata della serie trasmessa da Sky Uno HD “4 Ristoranti”. La puntata andata in onda martedì sera era dedicata all'Etruria e alle “trattorie di confine” e vedeva sfidarsi due locali del Viterbese, uno di Orvieto e uno di Pitigliano (LEGGI qui). Qual è stata la “ricetta vincente”? “Non fare alcuna variazione rispetto al menù quotidiano - risponde Daniele Polici - essere noi stessi, vale a dire una trattoria di campagna che propone cibi genuini, casarecci, con materie prime a chilometri zero. E' un tavolo sul quale non si può bluffare”. E' per l'appunto un menù di confine, quello che propone Ciccio nel suo locale, “con influenze umbre, laziali, soprattutto romane” spiega ancora Daniele, che romano lo è, di nascita, e che con sua mamma ha trasportato le ricette di famiglia nel ristorante. A proposito di staff, Polici ci tiene a sottolineare che il successo è frutto di un grande lavoro di squadra: “Il merito - dice - va diviso in percentuali uguali tra tutti: mia madre, la mia fidanzata Elena, che per me è un supporto fondamentale, Ilaria, che serve a tavola sempre con il sorriso e con professionalità, Pierluigi, che si occupa delle pizze; certo, io in più rispetto a loro ho la responsabilità della scelta delle materie prime, ma poi chi le lavora deve farlo in modo schietto e loro lo fanno”. Cosa si aspetta, dopo questo ‘bagno' di visibilità? “Non lo so, sicuramente è una grande cassa di risonanza, ma può rappresentare anche un'arma a doppio taglio. So cosa bisogna fare: rimanere Ciccio la trattoria, così come abbiamo iniziato, niente piatti sofisticati, niente sorprese, semmai piccole e solo piacevoli”. A fare da sfondo a questi ragionamenti c'è una passione grande che traspare, l'amore di Ciccio per il suo lavoro: “Se non ce l'avessi smetterei, visti anche i tempi non proprio floridi; questo lavoro è la mia passione, e ci metto tutto me stesso”. Per dire la verità le passioni sono due, e una volta l'anno si mescolano: a luglio infatti Ciccio propone tre giorni, anzi “Tre notti in blues”, con la musica che si fonde ai sapori tradizionali. L'anno scorso ha replicato anche a settembre, con una serata “unplugged” a base di blues e tartufo. Incontri che non si dimenticano facilmente.