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Assenteismo, in Provincia i tassi più alti

Massimiliano Conti
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Il premier ha sentenziato: i fannulloni della pubblica amministrazione vanno licenziati entro 48 ore. Dicono i maligni che Renzi voglia sviare in questo modo l'attenzione dalle grane interne (vedi caso Banca Etruria-Boschi) con un tema, l'assenteismo, che mira direttamente alla pancia dell'opinione pubblica. Al Comune di Sanremo si stanno già portando avanti il lavoro: nei giorni scorsi sono stati licenziati i quattro dipendenti coinvolti nell'inchiesta Stakanov sull'assenteismo scattata il 22 ottobre scorso (la foto del dipendente che timbrava il cartellino in mutande ha fatto il giro del mondo). E nella Tuscia? Di vicende analoghe negli ultimi anni si ricorda “solo” quella dei dipendenti regionali del settore decentrato dell'agricoltura che facevano scorrere il badge nell'apparecchio e poi uscivano scavalcando i tornelli. Otto persone finirono agli arresti domiciliari, era il 2009. Il “salto del tornello” è ovviamente solo lo “sport” più estremo praticato dai dipendenti pubblici scansafatiche. Ci sono quelli che, più semplicemente, marcano visita al primo starnuto. Spulciando tra i dati pubblicati su internet dai vari enti pubblici alla voce “amministrazione trasparente” ci si può fare un'idea sul tasso di “dedizione” al lavoro degli impiegati viterbesi. Risultato? Se è vero che Stakanov non abita nella provincia di Viterbo, è anche vero che il dato relativo alle assenze è abbastanza allineato a quello nazionale. Con inevitabili differenze tra ente ed ente, tra settore e settore, e con ampi scarti tra mese e mese dell'anno. Qualche precisazione è doverosa. Innanzitutto: alti tassi di presenze non sono necessariamente sinonimo di produttività. Si può andare tutti i giorni al lavoro a guardare pornhub.com oppure a postare su Facebook foto di gattini. Nei giorni di assenza sono inoltre conteggiati anche ferie, maternità e congedi parentali. Che rientrano - per ora - nella voce dei diritti e non in quella dei privilegi. Infine, i dati messi on line sono spesso lacunosi o non aggiornati. Ciò premesso, vediamo qualche numero. Iniziamo dal più “inutile” degli enti: la Provincia (il presidente Mazzola non se la prenda, la pensa così anche Renzi). Nel dicembre scorso il tasso di assenze negli uffici di via Saffi è stato del 28,54%. Se paragonato con l'ultimo dato disponibile del Comune di Viterbo, quello di novembre 2015 - la percentuale di assenza è stata del 19,3% - verrebbe subito da saltare alle conclusioni: altro che ridimensionarle, le Province bisognerebbe chiuderle subito. Poi però bisogna pensare che il mese di dicembre è quello delle vacanze natalizie, e quindi il dato è “gonfiato” dai giorni di ferie. Se si va a guardare il dato di dicembre 2014 del Comune di Viterbo però la musica cambia di poco: la percentuale di assenza sale dal 19 al 23, ma sempre 5 punti più bassa di quella registrata nel dicembre scorso in Provincia. Il presidente Mazzola si rifiuta di assegnare ai dipendenti dell'ente la patente di “fannulloni”: “I dati possono variare per i motivi più diversi, starei attento a dare giudizi sommari. In ogni caso, con la nuova legge, saranno i dirigenti ad assumersi le responsabilità”. Balza all'occhio il dato del Comune di Civita Castellana: negli uffici di piazza Matteotti e di corso Bruno Buozzi a dicembre 2015 il tasso di assenza è stato appena del 12,97%. Nel maggio scorso addirittura del 10,8%. Delle due l'una: o a Civita “depurano” il dato sulle assenze dai giorni di ferie oppure il sindaco Angelelli dovrebbe andare in giro ad additare i suoi dipendenti come esempio. D'altra parte se questa era la “piccola Stalingrado”, probabile che qualche Stakanov sia sopravvissuto all'estinzione della specie. Anche a Tarquinia, nonostante il sole, nonostante il mare, i dipendenti comunali sono abbastanza solerti: a settembre 2015 il tasso di assenze è stato del 16,8%. Percentuale che saliva al 23 nel luglio scorso. Il settore col più alto tasso di assenze (44,4%) nel luglio scorso a Tarquinia è stato invece quello dei servizi sociali. A Palazzo dei Priori nel novembre scorso, invece, le assenze più numerose (oltre il 30%) si sono registrate nel primo settore, quello che si occupa, tra le altre cose, di gare e appalti. La materia in effetti può risultare stressante.