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"A Carnevale ci sarà la resa dei conti", allarme tra le mamme

Evandro Ceccarelli
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Come ogni anno, finite le feste natalizie, le teste dei civitonici sono già tutte rivolte a quello che è tradizionalmente l'evento più atteso dell'anno, il Carnevale, quest'anno particolarmente breve. L'appuntamento è atteso con ansia da chi per nulla al mondo rinuncerebbe alle sfilate mascherate, ma stavolta, e per ragioni che nulla hanno a che fare col divertimento, anche da alcuni genitori. Da giorni, infatti, sulle chat dei loro figli si parla di botte e di risse annunciate, di spedizioni punitive, di regolamenti di conti tra gruppi di giovani civitonici e quelli dei paesi circostanti, Nepi e Fabrica di Roma in particolare. Il redde rationem, a dare credito a queste voci, dovrebbe avvenire proprio in occasione delle sfilate civitoniche, da sempre le più “calde” di tutta la provincia. Scazzottate e intemperanze, come noto, non sono una novità del Carnevale più famoso della Bassa Tuscia. Così come non sono una novità le corse all'ospedale in ambulanza, complici i fiumi di alcol che scorrono prima durante e dopo i cortei, e complici, purtroppo, anche le sostanze stupefacenti che da qualche anno circolano tra i partecipanti più giovani (LEGGI qui). Nessuna intenzione di gettare fango su una delle eccellenze del made in Civita. D'altra parte, il bello (o il brutto, a seconda dei punti di vista) del Carnevale civitonico sono proprio la sua innata “anarchia”, il disordine e la trasgressione, in linea con lo spirito del “semel in anno licet insanire”, e con buona pace di chi vorrebbe “irregimentarlo” con regole rigide o prescrizioni coreografiche. Stavolta però c'è, o meglio ci potrebbe essere, qualcosa di più e di diverso. Ci sono questi “appuntamenti” e questi avvertimenti che si rincorrono sui social network e su whatsapp. “Sono preoccupata - confida la mamma di un adolescente - perché tra i ragazzi questa faccenda viene presa molto sul serio. Non vorrei che accadesse qualcosa di brutto”. Va detto che il Carnevale in questo caso offrirebbe solo un pretesto, un'occasione per saldare conti, ruggini e risentimenti sorti altrove tra giovani di paesi confinanti. Anche qui nulla di nuovo, almeno in teoria. Dagli stadi alle discoteche, a volte basta una parola o magari un'occhiata a una ragazza di troppo, per incendiare animi e scatenare faide. Nell'era di Facebook e dell'azzeramento delle distanze attraverso internet, sorprendono tuttavia questi rigurgiti di campanilismo nelle nuove generazioni. Sembra quasi di tornare agli anni ‘70 e ‘80 quando civitonici e corchianesi oppure civitonici e nepesini se le davano di ragioni quasi sempre futili e quasi mai sante. Magari sono falsi allarmi, magari di vero c'è solo qualche madre apprensiva. Però, come sempre, prevenire è meglio che curare.