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Banca Etruria, i risparmiatori beffati preparano anche le denunce penali

Paolo Di Basilio
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Non solo mediazioni o class-action, i risparmiatori beffati dalle obbligazioni subordinate della Banca Etruria, azzerate in una notte con il decreto salva-banche, potrebbero decidere di far partire delle denunce penali. L'Adusbef di Viterbo, una delle prime a muoversi sul caso, sta studiando le prossime mosse da mettere in campo per cercare di tutelare i cittadini che hanno visto andare in fumo i propri risparmi. Nei giorni scorsi c'è stato un primo incontro per fare il punto sulla situazione e per informare i risparmiatori sugli strumenti finanziari che hanno sottoscritto. “In questa prima fase - spiega l'avvocato Carmelo Ratano - ci siamo resi conto che quasi nessuno è stato messo al corrente del proprio profilo di rischio e le informazioni sugli strumenti finanziari proposti sono state quantomeno incomplete”. “Si tratta di strumenti proposti a clienti retail, cioè allo sportello, come strumenti finanziari, continua l'avvocato. Per questo secondo il responsabile dell'Adusbef - ed è la tesi portata avanti con i risparmiatori che si sono ricolti all'associazione - non sembrerebbero indicate azioni come class-action o mediazioni. “Bisogna puntare sul fatto che molte delle persone che si sono rivolte a noi lamentano un'insufficiente informazione rispetto agli strumenti sottoscritti”. Insomma, ci sarebbero dei presupposti per andare direttamente nel penale tirando in ballo la vecchia banca. “Tra le persone che si sono rivolte a noi - spiega l'avvocato Ratano - la maggior parte ha investito non più di 20-30mila euro, qualche risparmio, la liquidazione. Questo è il profilo, ci sono anche persone molto anziane e in quei casi si fa veramente fatica a pensare che abbiano capito fino in fondo i rischi delle obbligazioni subordinate”. Come già detto nell'incontro che si è svolto prima di Natale a Viterbo con alcuni dei risparmiatori beffati, per il momento, l'avvocato Ratano crede poco nell'efficacia del fondo di 100 milioni messo a disposizione con il fondo di tutela per far recuperare parte dei risparmi (la cifra non copre nemmeno il 30% del totale delle obbligazioni azzerate nelle banche salvate). “Se i criteri restano quelli che abbiamo letto - prosegue il legale - la vedo veramente dura. Per esempio si dice che può accedere al fondo solo chi ha perso tutto e per il momento, almeno qui a Viterbo, non abbiamo casi del genere. Come abbiamo detto si tratta di persone che hanno investito una parte dei loro risparmi. Per questo credo che bisogna prendere in esame altre strade”. Molto atttiva, specie in provincia e nella zona di Civita Castellana, anche la Confconsumatori che finora ha assistito un centinaio di persone tra la Tuscia e la Bassa Sabina e presto nei due territori organizzerà una serie di assemblee pubbliche per informare i risparmiatori beffati.