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Cambia targhe a due auto identiche, indagato imprenditore

Evandro Ceccarelli
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Notificato l'avviso di fine indagine (415 bis) a un imprenditore che, nel comprensorio di Ronciglione, effettua attività di compravendita di vetture, in modo autonomo, al di fuori di qualsiasi salone. L'accusa (che dovrà essere provata) è quella di riciclaggio. Il caso, in particolare, riguarda un paio di vetture; la vicenda però (sebbene il sequestro dia stato effettuato dai carabinieri) rientrerebbe in una più vasta indagine condotta, in materia di riciclaggio, dalla polizia stradale. Un'indagine in corso dal 2014. L'uomo, in sintesi, avrebbe cambiato vettura. Ne aveva una; che, poi, ha sostituito con un'altra vettura identica, dello stesso modello e perfino colore, cambiandole la targa. O, meglio, apponendo la targa della prima sulla seconda. L'ipotesi di reato contestata è quella - pesante - di riciclaggio; un reato che, in caso di condanna, implica pene che vanno da quattro a dieci anni. A far scattare quest'ipotesi, il fatto che la seconda auto (quella che l'uomo aveva acquistato e sulla quale è stata apposta la targa) è risultata rubata. Bisognerà adesso vedere se, nell'uomo, vi fosse o meno la consapevolezza che si trattava di una macchina rubata. Senza l'apposizione della vecchia targa, il reato ipotizzato sarebbe stato, certamente, quello di ricettazione. Invece, si è finito per ricadere nell'ambito del riciclaggio. L'imprenditore, adesso, avrà la possibilità di farsi interrogare, e anche di presentare memorie e documenti a dimostrazione della sua innocenza. Intanto, la più vasta indagine sul fenomeno del riciclaggio (di cui questo, a una prima valutazione, sembrerebbe essere uno dei tanti rivoli) non si ferma. Ed è un'indagine che, a sua volta, sembra dover fare i conti con un fenomeno (quello dei furti) che, per quanto riguarda sia le auto che le targhe, non accenna a fermarsi. Ultimamente, tra l'altro, sarebbe stata notata una impennata delle “sparizioni” di targhe: fenomeno, questo, certamente finalizzato alla commissione dei reati, posto che le vetture “pulite” non vengono mai, dai malviventi, impiegate per andare a commettere furti o rapine in villa (o nelle banche e nelle aree di servizio). Un fenomeno, questo, seguito con particolare attenzione dagli investigatori: i quali, ormai, hanno a disposizione un gran numero di telecamere dislocate nei punti più disparati del territorio, cosa questa che, tra l'altro, rende più facile tracciare i percorsi delle auto usate per furti e rapine nei loro veloci movimenti dopo i colpi.