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Truffa Inps, al vaglio altre settanta posizioni

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Evandro Ceccarelli
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Non solo le quindici “roventi” pratiche che, nei giorni scorsi, sono costate diciannove avvisi di fine indagine a personaggi viterbesi, alcuni dei quali eminenti. Nel corso dell'inchiesta per truffa allo Stato e falso che, partita due anni fa, ha visto il sequestro di una voluminosa documentazione da parte delle fiamme gialle, il vaglio delle pratiche avrebbe - al di là di quelle che, in pratica, sono state già cristallizzate con gli avvisi di fine indagine - portato in primo piano, complessivamente, altre settanta pratiche “sospette”. Il lavoro degli inquirenti, dunque, sarebbe tutt'altro che concluso. E c'è da chiedersi se, alla fine, arriveranno altri avvisi e se, soprattutto, riguarderanno personaggi non meno noti di quelli che, per essere risultati coinvolti nell'inchiesta, hanno messo a rumore - e la stanno ancora mettendo - la città. Politici (Giuseppe Parroncini e l'ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi), presidenti del Sodalizio dei facchini (Massimo Mecarini) e medici (il primario del Pronto soccorso di Belcolle Bruno Mongiardo). Una città in cui, tra amici e amici degli amici, favori e cortesie, si sarebbe arrivati a imbastire - secondo l'accusa - una truffa che, da quanto fin qui emerso, sarebbe costata un danno di 560mila euro alle casse dell'Inps. Proprio ciò che è successo all'Inps, con le sue pratiche che, in certi casi, non si trovavano, forma oggetto di un'inchiesta contro la quale, adesso, dovranno muoversi le difese. Difese che contrariamente all'orientamento della prima ora, starebbero meditando sulla reale convenienza, ai fini della strategia difensiva, di un interrogatorio in questa fase (LEGGI qui). Anche se, in passato, c'erano stati indagati che, sia pure nella veste di persone informate sui fatti, erano stati già sentiti. In che sarebbe consistito l'inghippo? Per ottenere la ricongiunzione, ai fini pensionistici, o il riscatto della laurea, si presentava la domanda. Sulla pratica, figuravano i dati riguardanti la data di ricezione, il numero di protocollo, e c'era anche il timbro. Ma, qui, si sarebbe celato (ovviamente secondo l'accusa) l'inganno. Infatti, le domande sarebbero state fate risalire, più o meno surrettiziamente, al periodo lontano in cui, essendo più bassa la retribuzione, si pagava di meno. Negli anni, con l'aumento della retribuzione, il costo del riscatto della laurea e della ricongiunzione, come è noto, è lievitato a dismisura. Se, presentando in tempi relativamente recenti la domanda, si faceva figurare che, la domanda stessa, era stata presentata molti anni prima, si finiva per risparmiare una bella somma. C'è chi, già adesso, sostiene di avere agito in perfetta buona fede. E chi, invece, sembrerebbe tirare in ballo - con parole per ora oscure - presunte responsabilità di terzi. Ma, come detto, sarebbero in arrivo altre sorprese.