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Sul Bagnaccio indagano i Nas

Evandro Ceccarelli
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La chiusura del pozzo del Bagnaccio - si apprende dal Comune - sarebbe finalizzata a garantire ai viterbesi e ai visitatori di usufruire gratuitamente delle pozze libere, come è accaduto fino all'inizio dell'estate 2013. Dunque, i lucchetti sarebbero apposti solo momentaneamente per far sloggiare la cooperativa (Associazione Bagnaccio) che, sullo scadere dell'amministrazione Marini, ottenne per due anni la gestione dei servizi (senza gara), sfruttando successivamente questa posizione per privatizzare, di fatto, il sito. Ai visitatori, migliaia ogni anno, è stato imposto infatti il pagamento di una tessera (40 euro). A dimostrarlo ci sono, oltre alla pubblicazione della tariffa sulla pagina Internet dell'associazione, un verbale dei Nas e una relazione dei vigili urbani. In entrambi i casi, carabinieri e agenti, presentatisi all'ingresso delle vasche facendo finta di essere bagnanti, si sarebbero visti richiedere, per poter entrare, il pagamento dell'obolo.  (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 16 luglio 2015 o sull'edicola digitale)