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Amianto in ceramica, a Orune l'attività estrattiva continua regolare

Evandro Ceccarelli
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“Non è questione di quantitativi. L'amianto nei materiali di lavorazione non ci deve stare. Punto”. Parla il dottore Alberto Quercia, responsabile del Servizio prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (Spisll) della Asl di Viterbo, che ha analizzato i campioni di feldspato prelevati all'interno dello stabilimento della Minerali industriali di Gallese, da martedì scorso posto sotto sequestro dalla magistratura. Nel comprensorio civitonico sale la preoccupazione, più per le possibili conseguenze che l'allarme potrebbe provocare sui mercati che per i reali rischi corsi dai lavoratori. Detto che le misure di sicurezza sono state elevate al massimo, le concentrazioni di amianto riscontrate nei campioni sarebbero sotto i valori massimi consentiti. Solo le controanalisi commissionate al Politecnico di Torino, il cui risultato è atteso per la prossima settimana, diranno però se questo allarme è stato giustificato o meno. Il feldspato “contaminato”, per la cronaca, è stato estratto da una cava di Orune, in Sardegna, di proprietà di un'azienda controllata dalla stessa Minerali industriali, che però, a differenza dello stabilimento di Gallese, non è stata sottoposta a sequestro ma continua ad operare regolarmente. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 20 giugno 2015 o sull'edicola digitale)