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Sotto la lente l'appalto bandito da Marini. Il pm: "Quella gara il presupposto della frode"

Evandro Ceccarelli
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L'origine di tutti i mali andrebbe ricercata nell'appalto bandito nel 2011 e affidato, dall'amministrazione Marini, l'anno successivo. E' qui che sarebbero stati creati i presupposti che avrebbero consentito a Viterbo Ambiente di frodare dal 2012 a oggi il Comune. In poche parole, il caos rifiuti su cui tanti fiumi di inchiostro sono stati sprecati sarebbe il frutto di una gara fatta assolutamente male. E' scritto nero su bianco nella richiesta delle misure di custodia cautelare nei confronti del dirigente comunale Ernesto Dello Vicario (nel frattempo rimesso in libertà) e dei funzionari della società appaltatrice: Rosario Carlo Noto La Diega, Francesco Bonfiglio, Maurizio Tonnetti e Fulvio Santini. “Presupposto di tale frode - parole del pubblico ministero Massimiliano Siddi - è l'appalto indetto dal Comune il 26 marzo 2011, avente ad oggetto i servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani, ossia i servizi di nettezza urbana per la durata di sei anni. Il criterio di aggiudicazione di detto appalto è stato quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, in base al criterio tecnico basato su un punteggio massimo ottenibile di 70 e a quello economico, su un punteggio di 30. La base d'asta è stata di 49 milioni e 848mila euro, oltre Iva, e l'appalto è stato aggiudicato per un importo lievemente minore rispetto alla base d'asta, ovvero per un importo pari a 49milioni e 733mila euro, oltre Iva, con facoltà di subappalto del 30% del valore. Si aggiudicano il servizio la Ati Gesenu spa, con sede a Perugia, e il Consorzio nazionale servizi, società cooperativa con sede a Bologna. Successivamente viene costituita la Viterbo Ambiente, composta al 51% dalla Gesenu e al 49% dalla società cooperativa Cosp Tecno Service”. Quel ribasso così piccolo fa nascere molti sospetti agli inquirenti. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 9 giugno 2015 o sull'edicola digitale)