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Ecco come funziona l'assistenza ai rifugiati e ai richiedenti asilo

Evandro Ceccarelli
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Sono 170 attualmente i rifugiati e richiedenti asilo sottoposti al sistema di protezione (Sprar) gestito dall'Arci Solidarietà di via Genova, dove giovedì scorso è scoppiata una rissa tra stranieri, come riportato dal Corriere. “La discussione è scoppiata per dissapori di carattere personale. Episodi come questi, ancorché gravi, possono succedere se si tiene conto delle difficoltà umane e sociali in cui si trovano queste persone”, chiarisce Alessandra Capo, responsabile di Arci Solidarietà di Viterbo, che coglie l'occasione per spiegare in cosa consiste l'assistenza fornita dall'associazione, nell'ambito del programma Sprar. Lo Sprar prevede due distinte fasi: la prima accoglienza, quella veicolata dalla prefettura sulla base della distribuzione dei richiedenti decisa a livello ministeriale, e la seconda, quella di protezione vera e propria, che prevede percorsi di integrazione. In realtà la prima fase si protrae spesso per tempi biblici, come biblici del resto sono gli esodi a cui stiamo assistendo in questi ultimi tempi. “Le attese per conseguire lo status di rifugiato vero e proprio - continua la Capo - sono quasi sempre lunghissime. Basti pensare che all'Arci abbiamo in carico in fase di prima accoglienza persone sbarcate in Italia nel marzo 2014”. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 9 giugno 2015 o sull'edicola digitale)