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Feto nel cassonetto: niente arresti per la madre

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Evandro Ceccarelli
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Feto nel cassonetto: annullata l'ordinanza del tribunale del riesame che, accogliendo l'appello del pm, disponeva il carcere pere la madre. E' la notizia arrivata giovedì da Roma, all'indomani del ricorso proposto dall'avvocato Maria Antonietta Russo, difensore della giovane romena che, due anni fa, avrebbe abbandonato il feto (in realtà, già un'infante, essendo di sette mesi) della bambina che portava in grembo e che, secondo il pm, aveva voluto uccidere, assumendo - con la complicità di un infermiere - dei farmaci abortivi (LEGGI l'articolo). L'avvocato Russo, dopo il provvedimento definitivo del tribunale del riesame, che disponeva la carcerazione per la donna, aveva presentato un'istanza al gip. La giovane, diceva in sostanza, è madre di un bambino di due anni, con il quale convive, è non può essere sottoposta a una misura intramuraria. Il gip, ritenuto che c'era il fatto nuovo della convivenza con il piccolo, ha ritenuto di modificare la misura del carcere e di non applicare i domiciliari. Il pm a sua volta, ha fatto appello al gip, e il riesame li ha dato ragione, sostenendo che non v'era la prova del fatto che la donna fosse tornata in Romania e convivesse con il figlio. Il caso è quindi finito in Cassazione. Per la difesa (e lo ha ribadito) c'era era un fatto nuovo, e il giudice poteva decidere in proposito. La difesa, quindi, ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza del riesame, e la Cassazione le ha dato ragione.