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Il caso Ragusa come il giallo di Gradoli

Roberta Ragusa , Tatiana ed Elena Ceoban

Evandro Ceccarelli
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“Chi prosciolto e chi condannato all'ergastolo per gli stessi reati e per giunta in due storie molto simili. In entrambi i casi non ci sono prove a carico dei due uomini seppure il finale per i due sia stato assai diverso. In questo caso il parallelismo delle due vicende giudiziarie nasce spontaneo e non è possibile accettarlo. La Giustizia dovrebbe essere uguale per tutti”. Queste le dichiarazioni a caldo e abbastanza risentite dell'avvocato Enrico Valentini subito dopo aver appreso la notizia del proscioglimento di Antonio Logli dall'accusa di omicidio volontario e di distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 e non più ritrovata. L'avvocato Valentini, insieme al collega Mario Rosati, ha difeso Paolo Esposito, l'elettricista di Gradoli, accusato dalla procura di Viterbo, in concorso con la sua giovane amante e cognata, Ala Ceoban, di essere l'artefice del duplice omicidio e dell'occultamento dei cadaveri della sua compagna, Tatiana Ceoban, e della figlia 14enne di lei, Elena, entrambe scomparse il 30 maggio 2009 da Gradoli e mai più ritrovate. “Colpevoli senza via d'uscita”, queste le motivazioni della sentenza definitiva che ha condannato, invece, Esposito all'ergastolo e Ala Ceoban a otto anni per favoreggiamento per gli omicidi di madre e figlia. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 10 marzo o sull'edicola digitale)