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Costretti a pagare per i depuratori guasti

Evandro Ceccarelli
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Acquistano un depuratore da installare nel rubinetto di casa e si ritrovano in un incubo senza fine e, soprattutto, con decine di rate da pagare malgrado macchinari che non funzionano. E' quanto è accaduto a diverse famiglie, sparse un po' in tutta la Tuscia, che nei mesi scorsi hanno acquistato questi macchinari che, dopo un po', hanno smesso di funzionare. E qui è iniziato il calvario: si cerca la società che in realtà non c'è più. Stessa cosa per i tecnici. Restano solo le rate dei finanziamenti proposti, quelle sì, da pagare. A lanciare l'allarme è la Confconsumatori provinciale, attraverso il suo presidente Antonio Nobili. “Alcune società che orbitano nel territorio della nostra provincia, propongono con una vendita casa per casa questi macchinari, poi però quando ci sono dei problemi spariscono, negli ultimi mesi abbiamo avuto diversi casi dei quali ci stiamo occupando”. I venditori dei depuratori sembrano essere piuttosto capaci a fare il loro mestiere, almeno stando a quello che si dice. Anche facendo leva sull'ansia per l'acqua all'arsenico negli ultimi anni sono stati piuttosto convincenti. Inoltre una volta fatto visionare il macchinario - che a seconda dei modelli costava dai 2.000 ai 5.000 euro - proponevano dei comodi pagamenti a rate che avveniva, ma molti se ne renderanno conto solo dopo, tramite delle finanziarie. “I nodi - racconta Nobili - sono venuti al pettine quando ci sono stati i primi casi di malfunzionamento o di mancata depurazione. Problemi dei quali dovrebbe rispondere la società che, tuttavia, dopo pochi mesi non esiste più o è stata inglobata da un'altra. Un gioco che purtroppo abbiamo riscontrato in più di un caso”. In caso di malfunzionamento, dunque, come è avvenuto in una decina di casi dei quali si sta occupando la Confconsumatori, si deve continuare a pagare ugualmente le rate. Infatti il pagamento mensile è possibile grazie al rapporto con la Finanziaria che è “esterno” rispetto al bene acquistato. Il paradosso è che quella stessa finanziaria ha magari liquidato la società. “L'unica soluzione a questo punto - conclude Nobili - è il ricorso al giudice per i danni subiti, un po' la stessa strada che stiamo percorrendo con le persone che si sono rivolte a noi. Tuttavia ci sono delle spese da pagare per l'istruttoria, un'ulteriore beffa. Ci vorrebbero delle clausole a tutela del consumatore in caso di vendite che, come in questo caso, utilizzano il finanziamento”. Paolo Di Basilio