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Banda dei sardi: patteggiamenti a quattro anni

Evandro Ceccarelli
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Due dei Medde, Salvatore e Gavino, patteggiano la pena. Quattro anni e due mesi, questo il “quantum”. Si tratta di due delle tredici posizioni prese in esame dagli inquirenti quando, nel quadro dell'operazione Mamuthones, ottennero delle misure cautelari nei confronti degli indagati. Ha retto, qui, la configurazione dell'associazione per delinquere, così come, nel firmare le ordinanze cautelari, l'aveva inquadrata il giudice per le indagini preliminari di Viterbo, Franca Marinelli. Una precedente operazione che, in parte, investiva gli stessi personaggi della Mamuthones, aveva visto, come si ricorderà, cadere l'ipotesi dell'associazione per delinquere per mano del tribunale del riesame della capitale. Stavolta, invece, l'ipotesi del reato associativo non ha ceduto. Un dato importante: l'associazione per delinquere, come è noto, è una delle ipotesi di reato più difficili da dimostrare. Il quadro che, lo scorso novembre, sfociò nell'applicazione delle misure, appare complesso e controverso. L'associazione, infatti, è stata seccamente respinta dalle difese. Ma, stavolta, i vari segmenti dell'indagine non sono stati, com'era accaduto l'altra volta, disarticolati, ridotti a tanti frammenti che, in ultima analisi, delineavano un quadro vago e precario. Stavolta, per diverse posizioni, c'è stato il “collante” del reato associativo. Quella serie di reati, furti, incendi, estorsioni, pestaggi, che l'accusa ha configurato, sono stati inquadrati (pubblico ministero Fabrizio Tucci) in un disegno complessivo, tendente a instaurare una influenza “oscura” in una vasta, delicata area del territorio: quella che, da Ronciglione, si dipana, da una parte verso zone come Monte Romano e Blera e, dall'altro, in direzione di Roma. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 28 febbraio 2015 o sull'edicola digitale)