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Animali uccisi a bastonate, auto bruciate e ulivi rasi al suolo: gravi intimidazioni all'ex sindaco Pomarè

Evandro Ceccarelli
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Auto date alle fiamme, un intero oliveto raso al suolo, polli, galline e cani uccisi a bastonate, un rifugio agricolo e un motocoltivatore anch'essi bruciati. Questa la serie di gravissimi ed inquietanti gesti intimidatori ai danni dell'ex sindaco di Farnese Dario Pomarè. A fare la macabra scoperta è stato lo stesso ex primo cittadino, alla guida del Comune dal 1999 al 2009, che giovedì 19 febbraio ha trovato il proprio appezzamento di terreno, poco distante dal centro abitato, letteralmente devastato. L'intero oliveto, consistente in circa 150 alberi, era stato completamente raso al suolo con tagli di motosega, stessa sorte per gli alberi da frutto. Data alle fiamme l'attrezzatura agricola, il casale che la ospitava e il motocoltivare di pomarè. Una furia che non ha risparmiato neanche gli animali. Tutte le galline sono state trovate morte, uccise con una diligente lussazione del collo, mentre ai cani sono stati riservati spietati ferali colpi alla testa, rispettivamente, con una zappa, al piccolo mansueto jack russel libero, e con un manico di accetta, al segugio femmina all'interno del box cuccia. Fatti di una gravità inaudita cui ha fatto seguito nella notte di domenica 22 febbraio anche l'incendio dell'auto dell'ex amministratore parcheggiata sotto casa. Sono in corso le indagini dei carabinieri per individuare l'autore dei gravi attentanti che risulta difficile non etichettare come mafiosi. La pista privilegiata pare essere quella della ritorsione personale nei confronti di Pomarè reo di aver portato avanti una dura battaglia contro l'alienazione a prezzo simbolico dei terreni adibiti a usi civici decisa dall'amministrazione subentrata alla sua. "I fatti – fa sapere Dario Pomarè - a mio parere, riconducibili ad una astiosa azione di ritorsione preannunciata, possono essere verosimilmente messi in esclusiva relazione alla responsabile attività politico amministrativa in qualità di sindaco pro-tempore da me svolta dagli anni 1999 al 2009 ed agli impegni di verifica politica nei confronti della successiva amministrazione comunale. Nel corso dei 10 anni di legislatura, il sottoscritto si è trovato ad affrontare e definire, sostenuto dalla Regione Lazio e delle associazioni di categoria, il travagliato e scottante problema di reintegro e legittimazione delle terre di uso civico del comune, da anni schermito dalle amministrazioni locali per le evidenti ostilità e le violente opposizioni di interesse privato sostenute proprio da quell'esiguo numero di abusivi occupatori di tali terre, i quali ne detengono quasi l'intera totalità. Già allora, tali provvedimenti avevano suscitato minacce e vivaci intimidazioni, rese al sottoscritto e a vari assessori dell'amministrazione. La vicenda attuale, ritengo sia pertanto una violenta risposta a quei ricorsi, derivati dal profondo senso di responsabilità civili e politiche di molti cittadini, tra i quali mi sento onorato rientrare, che hanno impedito, come lecito legittimo mezzo giuridico, alla successiva amministrazione subentrante, di stravolgere e annullare tutto il lavoro precedente con un proprio indirizzo, che avrebbe permesso una vantaggiosa acquisizione delle terre occupate. Gli esiti di tali istanze, denunce, estese alle competenti autorità, di cui appunto il sottoscritto, insieme ad altri, è stato firmatario, hanno indubbiamente spento le ampie aspettative garantite, determinando una recrudescenza della problematica degli usi civici, che non ha tardato a tramutarsi in minacce, azioni intimidatorie e vendicative verso molti estensori del ricorso e delle quali lo stesso, al momento, ne è la vittima più colpita. Per effetto di tali ricorsi, spetta infatti all'attuale amministrazione il compito, come peraltro ribadito dalla regione Lazio, di perfezionare e completare la sistemazione delle terre secondo la giusta interpretazione della legge di riferimento e secondo gli indirizzi stabiliti nella propria legislazione. E' meramente - conclude Dario Pomarè - una rappresaglia di ordine malavitoso, che, malgrado possa portare ineluttabilmente a far temere per l'incolumità personale e dei propri familiari, considerata l'evoluzione e il segnale di violenza, consente contestualmente di vestire con grande orgoglio quel senso di onestà e di fermezza che contraddistingue la propria dignità da quella di tali esecutori".