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Talete, chi ha causato il crack finanziario? Vanno individuate le responsabilità

Evandro Ceccarelli
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Chi ha generato i debiti di Talete? Ci sono state, nel passato, responsabilità da parte degli amministratori dell'azienda e dell'Ato? Inoltre: quali sono i rapporti tra i Comuni e il gestore del servizio idrico? In particolare, quali e quanti Comuni possono essere dichiarati compartecipi del dissesto finanziario? Mentre i dipendenti, che rischiano lo stipendio, scendono sul piede di guerra e il presidente Stefano Bonori lancia l'ennesimo, disperato appello ai soci per la ricapitalizzazione della società, perché ancora nessuno risponde a queste domande? Perché si fa finta di non capire che la chiarezza è l'unica strada sia per recuperare eventuali risorse presso chi ha sbagliato, sia per impostare un risanamento duraturo dei conti? Tra l'altro, l'individuazione delle responsabilità dovrebbe essere la mission stessa del mandato di Bonori, vincolato, al momento della sua nomina, alla scelta di una società a cui dare l'incarico di studiare i bilanci, ossia di attuare quella new diligence ritenuta punto di partenza imprescindibile per ogni successiva azione di risanamento. Ebbene, si apprende che il presidente avrebbe affidato l'incarico in questione solo due giorni fa. Da parte sua un'azione, perciò, alquanto tardiva, anche perché inizialmente s'era detto che lo studio dei bilanci doveva essere completato entro il 31 dicembre. E' vero anche che poi si parlò di uno slittamento al 31 marzo, ma di fatto adesso è legittimo immaginare che neanche questa scadenza sarà rispettata. Come mai? Non è forse vero che questa operazione di trasparenza è parte sostanziale della sostenibilità del Parca (piano di risanamento), oltre che base di partenza per dare discontinuità alle gestioni precedenti? Non è forse vero che solo impostando un ragionamento improntato alla legalità e alla trasparenza si può sperare, allo stato delle cose, di non far precipitare ancora di più la situazione? Dia dunque, Bonori, un'accelerata al processo di trasparenza anche perché i ritardi hanno innervosito non poco i Comuni, senza contare che c'è sempre la Corte dei conti in agguato, pronta oggi più che mai, con le nuove normative, a presentare il conto agli amministratori che non mettono in atto tutte le procedure che servono per eliminare sprechi e sperperi. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo in edicola il 6 febbraio 2015 o sull'edicola digitale).