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Attorno al lago settanta scosse in sette giorni. E la geotermia fa ancora più paura

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Evandro Ceccarelli
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Oltre sessanta scosse in appena sette giorni, i sismografi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia stanno registrando uno sciame sismico che inizia a destare preoccupazione nella parte nord della Tuscia, quella a cavallo tra Lazio e Umbria. Venerdì 6 di queste sono andate sopra a magnitudo 2.0, con epicentro tutte tra Bolsena e San Lorenzo Nuovo. Nelle ore precedenti la terra aveva tremato nella zona adiacente di Castel Giorgio, nel Ternano. Piccoli terremoti che non fanno registrare danni a persone o cose ma inquietano gli animi della popolazione che in molti casi riesce ad avvertirli. Il tremolio della terra è diventato un qualcosa a cui gli abitanti di San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Acquapendente e Arlena di Castro si stanno abituando. Al momento tutte le scosse sono state di entità modesta, sempre al di sotto dei 2.5 Richter, quindi in massima parte impercettibili all'uomo. In questo contesto preoccupano ancora di più le autorizzazioni chieste da alcune società per la realizzazioni di centrali geotermiche. La pensano così il sindaco di Bolsena, Paolo Dottarelli, e quello di Acquapendente, Angelo Ghinassi. “Se da un lato c'è preoccupazione per il terremoto in sé, dall'altro - dice Dottarelli - la questione geotermica che prevedere la perforazione del terreno per la ricerca energetica aggrava la sensazione di malessere". Per approfondire leggi anche: terremoto-san-lorenzo-viterbo-nuove-scosse-anche-a-fonte-nuova-in-provincia-di-roma