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Ristoranti, futuro incerto: a rischio i posti di lavoro dei dipendenti

Andrea Niccolini
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C'è preoccupazione, ma anche voglia di riaprire tra i ristoratori Slow food della Tuscia che l'altro giorno hanno partecipato a una videoconferenza per confrontarsi proprio sul modo in cui affrontare la ripartenza. Tra questi Mario Di Dato, titolare del ristorante-pizzeria O'Sarracino a Viterbo, che è già tornato a lavorare con consegne a domicilio e vendita da asporto: “La scelta di riaprire non è solo economica, visto che al momento il fatturato arriva al 10 per cento rispetto a prima. Per noi è fondamentale mantenere il rapporto con i clienti. Per tornare a pieno regime penso ci vorranno 6-7 mesi. La gente ha paura. Noi dovremo farci trovare professionali e pronti anche in termini di sicurezza. Intanto già tutto è cambiato: se prima avevo 10 persone nel locale, adesso siamo in 4. Anche se la mole del lavoro è diminuita, in realtà lavoro molto più di prima perché adesso non ho nessuno a cui delegare. Il mondo della ristorazione e della pizzeria ultimamente era troppo improvvisato, andrà avanti chi ha cuore e vuole mantenere ciò che ha costruito”. “C'è la voglia di ripartire, ma anche la preoccupazione di aprire e chiudere definitivamente a dicembre. Il mio è un locale piccolo, una casa. Non so come farò con le regole sulle distanze”, ha detto invece Miriam Mareschi, del ristorante la “Piazzetta del sole” a Farnese. “Tanti mi scrivono che vogliono tornare al più presto a trovarci, queste cose fanno bene all'animo”. A inquietare i ristoratori anche eventuali responsabilità che ricadrebbero sul datore di lavoro nel caso in cui un dipendente si dovesse contagiare. Una criticità segnalata dall'oste Marco Ceccobelli dell'agriturismo “Il Casaletto” (Grotte Santo Stefano): “Qualcosa di folle che spero venga rivisto”. E sul modo in cui ripartire ha aggiunto: “Credo che la chiave sia sempre un menu pensato sul territorio. Potendo contare sul supporto della nostra azienda agricola, punteremo ancora di più su questo”. Sta lavorando per ottimizzare gli spazi nel suo ristorante in via delle Fabbriche a Viterbo, lo chef stellato Danilo Ciavattini: “Credo che ridurremo i giorni di apertura e i servizi, forse solo la sera. E' tutto un punto interrogativo. Aspettiamo le linee guida definitive. Bisogna essere un po' positivi e lavorare al meglio. Prendiamo tutti questo periodo come un'opportunità anche per riscoprire i prodotti del made in Italy”. Menu più ricercati, ma mantenendo i prezzi bassi in termini di costi e offerte via WhattsApp: sono le soluzioni a cui sta lavorando Maurizio Grani del ristorante “Il Moderno” a San Martino al Cimino: “Intanto sto ricoprendo sedie e vecchi tavoli con le maioliche perché sono più facili da pulire rispetto al legno. Per quanto riguarda i posti siamo abbastanza fortunati ad avere una terrazza spaziosa”. “Stiamo lavorando da aprile con le consegne a domicilio e sta andando abbastanza bene – hanno spiegato Assunta e Colombo Calistri da Caprarola, proprietari della “Trattoria del Cimino” -. Il problema grosso riguarderà i dipendenti: ce la faremo a farli lavorare anche dopo? Speriamo di sì”. Fiducioso si dice infine Stefano Agugliaro dell'agriturismo “Buonasera” (Bagnoregio): “Ci troviamo in una provincia dove il turismo interno ci sarà, oltre a quello che arriverà da Roma. Gli agriturismi potranno giocarsi qualche carta in più, ma anche i ristoranti cui verrà data la disponibilità di spazi esterni”.