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Usb: "Serve osservatorio contro sfruttamento del lavoro"

Evandro Ceccarelli
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In provincia di Viterbo il caporalato è sotto la lente d'ingrandimento delle forze di polizia e della procura. Più volte il procuratore capo Paolo Auriemma ha indicato come prioritaria la lotta allo sfruttamento dei lavoratori nei campi.   Un argomento che torna in primo piano alla luce degli arresti di due sabati fa, quando i carabinieri della compagnia di Tuscania hanno posto ai domiciliari due imprenditori agricoli (un rumeno di Montalto di Castro e un italiano residente a Canino), e interdetto una donna con il divieto temporaneo di esercitare l'attività di impresa. I tre sono accusati a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di 30 braccianti agricoli nelle campagne di Montalto di Castro. Per approfondire leggi anche: lavoratori-sfruttati-imprenditori-arrestati-canino-montalto-di-castro-cellere-viterbo Anche il sindacato Usb è in prima linea e offre sostegno a un centinaio di braccianti agricoli africani che lavorano nelle campagne intorno a Viterbo: “Sono un centinaio (su un totale di circa 300) i lavoratori che si rivolgono a noi per denunciare problemi di vario genere - spiega Elisa Bianchini dell'Usb -. Lavorano nelle campagne di Castel d'Asso”. A causa del coronavirus i problemi sono aumentati: “L'emergenza sanitaria non ha fermato il lavoro nei campi – prosegue -. E non sono cambiate le condizioni di sfruttamento, da parte di alcune aziende del territorio, verso i lavoratori, in particolare se migranti. Sono decine i ragazzi che la mattina attraversano la città, per lavorare fino a 10 ore al giorno nelle serre e nei campi con contratti che ne prevedono dieci a settimana”.