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Occupazione del liceo Buratti, pugno di ferro della dirigente

Evandro Ceccarelli
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Azioni disciplinari per gli occupanti e non sponsorizzazione del tradizionale Gran Galà di Natale. Usa il pugno di ferro la dirigente scolastica del liceo Buratti, Paola Moscucci, contro gli studenti che dallo scorso martedì stanno occupando la palestra scolastica come estrema forma di protesta contro il documento governativo “La buona scuola”. “Detta occupazione – fa sapere la dirigente Moscucci - in ogni caso non ha impedito il regolare svolgimento delle attività amministrative e di quelle didattiche per la stragrande maggioranza degli studenti non aderenti alla protesta. A tale proposito si chiarisce quanto segue: 1) molti degli studenti “occupanti” sono minorenni e, pertanto, il loro comportamento riguarda la rispettiva responsabilità genitoriale; 2) le assenze dalle attività didattiche nei giorni in cui si è realizzata detta “occupazione” saranno accolte esclusivamente se corredate da certificazione medica o da dichiarazione del genitore attestante la non partecipazione del figlio alla manifestazione di protesta. Le assenze non giustificate secondo la modalità sopra specificata non saranno, pertanto, accolte; 3) le sanzioni disciplinari conseguenti la modalità scelta di protesta saranno valutate successivamente in sede di collegio dei docenti e di consiglio di classe nel rispetto del regolamento di istituto. Si informa inoltre che la prevista iniziativa del “Gran Galà di Natale” organizzata in collaborazione con l'associazione sportiva Mariano  Buratti, proprio in considerazione degli eventi di cui trattasi, non sarà più sponsorizzata dalla scuola poiché, pur se gli studenti occupanti risultano essere in numero limitato, al momento non si rende possibile individuare con certezza quali tra gli assenti dovrebbero essere considerati “occupanti” e, quindi, da escludere dalla partecipazione. Non è superfluo a questo punto precisare che, pur nel rispetto delle scelte individuali – conclude la preside - la scuola non può tollerare iniziative volte a limitare la libertà personale e a utilizzare impropriamente, e senza autorizzazione alcuna, locali di pubblica utilità; chi ha scelto di attuare e perseverare in tale modalità di protesta, non può essere legittimato nella scelta da chi ha il compito istituzionale di educare alla convivenza civile”.