Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

"Grazie per la ramanzina ma la scuola statale si difende anche con le occupazioni"

Evandro Ceccarelli
  • a
  • a
  • a

“Interrompere le lezioni è un grave spreco di risorse”. Era stato lapidario il commento della preside del liceo scientifico Ruffini, Maria Antonietta Bentivegna, circa le occupazioni che stanno interessando diverse scuole del capoluogo. L'indomani della dura presa di posizione della dirigente scolastica, a tornare sulla vicenda sono un gruppo di mamme che difendo a spada tratta la battaglia portata avanti dai loro figli. "Gentile professoressa Bentivegna – scrivono in una nota Rossella De Paola, Katiuscha Balbo, Maria Antonietta Fravolini e Debora Massolo - nel ringraziare per la mail/ramanzina denominata ‘chiarimenti', vorremmo, a nostra volta, ribadire che non ci sentiamo ‘adulti compiaciuti' né ‘deresponsabilizzati', ma cittadini consapevoli e così vorremmo fossero i nostri figli grazie alla formazione che ricevono in famiglia ed a scuola. La scuola è un'istituzione, così come stabilito da ciò che resta della nostra Costituzione, non un servizio come vorrebbero, invece, intenderla tutte le più che discutibili riforme che si sono succedute dalla famigerata legge 59 in poi. E' oltremodo triste la visione aziendalista, regolata solo da profitti, costi, perdite, performance, marketing, sotto l'egida di un presunto efficientismo di stampo imprenditoriale, scevro da qualunque senso di crescita umana e civile. I costi della scuola che sosteniamo sia come cittadini che come genitori, non crediamo affatto saranno sprecati per un periodo di occupazione, in orario d'ufficio, che invece può rivelarsi un utile e proficuo esercizio di cittadinanza attiva. Molto spesso i ragazzi sono migliori di noi adulti, e conducono le loro battaglie disinteressatamente e con grandi ideali in tasca. Conducono battaglie che dovrebbero essere, invece, pertinenza di noi adulti. E combattere per la tutela dei principi costituzionali va fatto a prescindere, come precisa scelta di campo, fosse anche per 'solo' valore testimoniale. I ragazzi difendono la scuola pubblica, o meglio la scuola statale (la stessa che è definita dalla Costituzione) e bene fanno, ed anzi noi adulti dovremmo essere al loro fianco o, più correttamente, precederli. A seguito di circa quindici anni di riforme scellerate e di funzionali campagne denigratorie, ormai siamo alla soluzione finale: dopo la “buona scuola”(nella sua declinazione invalsi-costo standard-fondazioni- job act) della scuola statale, cioè la scuola di tutte e di tutti (merito indiscutibile riconosciuto persino dall'oracolo OCSE), non resterà che un pallido ricordo sui libri…ops sugli e-book. Come genitori - aggiungono - siamo molto sereni circa il senso di responsabilità dei ragazzi, che certo non arrecheranno danni all'edificio, e come cittadini non abbiamo alcun rammarico a sprecare i soldi di questi giorni, che invece consideriamo spesi, o piuttosto investiti, a favore di una crescita del senso di appartenenza ad una comunità democratica, un momento formativo per lo sviluppo di cittadini che, in quanto tali, siano partecipi, attivi, propositivi, combattivi. Le occupazioni sono una delle forme della democrazia avanzata, senza le quali, in Italia, non ci sarebbe né democrazia scolastica, né sociale, né sui luoghi di lavoro, né nella divisione della proprietà. La scuola statale - concludono -  si difende anche con le occupazioni e le autogestioni".