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"Occupare una scuola costa alla collettività 43mila euro al giorno"

Evandro Ceccarelli
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“La scuola è un servizio pubblico, pagato dai cittadini con le tasse, e ogni giorno di interruzione delle lezioni è un grave spreco di risorse, oltre che una lesione del diritto allo studio di tantissimi studenti”. Firmato Maria Antonietta Bentivegna. Mentre si allargano a macchia d'olio le occupazioni da parte degli studenti viterbesi, scende in campo la preside dello scientifico Ruffini, con una lettera aperta in cui invita gli studenti, e anche i genitori, a dar via a forme di protesta “serie e credibili”, ma soprattutto “rispettose delle leggi”. Ben altra credibilità, rispetto alle occupazioni e alle autogestioni, sottolinea la dirigente del Ruffini, avrebbero “attività politico-culturali organizzate dagli studenti durante il pomeriggio, oltre che nelle assemblee di istituto e di classe in orario scolastico. Esistono poi tanti modi - continua - per far conoscere le proprie rivendicazioni: da internet ai volantini, dai comunicati stampa alle petizioni. Proprio perché sappiamo che la scuola pubblica è un'istituzione fondamentale per la nostra democrazia, ribadiamo la nostra disponibilità a far sì che tutti gli studenti trovino nella scuola l'opportunità di esprimere le loro idee, ma come dirigente ho il dovere di garantire il rispetto delle regole che governano la comunità scolastica, cioè le leggi dello Stato e i regolamenti di istituto, di tutelare il diritto allo studio di tutti gli allievi e di preservare l'integrità e la funzionalità delle strutture”. Con l'occupazione di una scuola, nota la preside, “a volte persino con il consenso compiaciuto di alcuni adulti, manca il senso del servizio pubblico, manca la consapevolezza che si tratta di una cosa seria e di valore. Sia sociale che economico”. A sostegno della sua tesi, la Bentivegna dà anche un po' di numeri: “Uno studente delle scuole secondarie costa allo stato circa ottomila euro l' anno, cioè 40 euro al giorno di lezione. Una classe di 25 studenti ne costa mille. Il fermo di una scuola di 43 classi ne costa 43mila al giorno. Né va trascurato che quel denaro viene dalle tasse, pagate in primo luogo dai lavoratori dipendenti. Il padre di uno degli occupanti deve lavorare in media quasi un mese per guadagnare quel che la classe di suo figlio evapora in un giorno”. La scuola è di tutti, e in nome del patto di corresponsabilità, la preside chiede a studenti e genitori di dire no alla liturgia delle occupazioni come rito obbligato dell'autunno che deresponsabilizza gli adulti e priva i giovani del nostro contributo e sostegno. Intanto, come detto, la mobilitazione studentesca contro la riforma del governo Renzi e il patto “La buona scuola” prosegue. Attualmente gli istituti occupati sono Buratti, Ruffini, Santa Rosa e Orioli