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Ceramiche, riprenderanno a lavorare solo il 30% degli operai

Evandro Ceccarelli
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Forni e impianti accesi nelle ceramiche civitoniche in vista della ripresa della produzione prevista per lunedì prossimo. Ma le incognite sono tante, a cominciare dal problema sicurezza (mascherine, sanificazione degli ambienti di lavoro, rispetto delle distanze) su cui stanno insistendo le organizzazioni sindacali. Per parte delle 30 aziende sarà una ripartenza a ranghi ridotti - con circa il 30% sul totale della forza lavoro che tornerà in fabbrica - per via della pesante riduzione degli ordinativi registrata in queste settimane di fermo. Per approfondire leggi anche: ceramiche-civita-castellana-riaccendono-i-forni C'è inoltre il problema degli stipendi: solo le fabbriche più grandi hanno avuto abbastanza liquidità per anticipare agli operai la cassa integrazione. L'Inps ha ovviamente i suoi tempi e non tutte le banche, come riferisce il segretario provinciale della Filctem-Cgil Mauro Vaccarotti, sono state così sollecite nel recepire l'accordo siglato a fine marzo tra il ministero del Lavoro, le parti sociali (sindacati e imprese) e l'Abi, l'associazione degli istituti di credito. Risultato: una buona fetta dei lavoratori devono ancora percepire l'ultima tranche dello stipendio di marzo - quello relativo al periodo in cui è scattato il blocco - mentre per quello di aprile, che normalmente viene saldato il 10 maggio, c'è ancora molta incertezza. In totale sono 40 le aziende del distretto industriale di Civita Castellana interessate dalla ripartenza: 30 direttamente nel settore e una decina nell'indotto.