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Talete, i sindaci non ci mettono i soldi

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Evandro Ceccarelli
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I soci, per l'ennesima volta, decidono di non decidere. O almeno questa volta hanno deciso a metà. Sono state approvate dall'assemblea dei soci della Talete le linee guida del piano per risanare l'azienda, ma per adesso nessuno vuole metterci i soldi. All'assemblea era presente il 70% dei sindaci. A essere più “attivi” sono stati i sindaci di centrodestra che hanno puntato il dito verso la Regione rea di non aver commissariato i Comuni che ancora non sono entrati in Talete. Ma la situazione della società è quantomeno singolare: dei 60 comuni della Tuscia, sono entrati 44 (che hanno potere di voto), ma di questi solo 28 hanno trasferito il servizio. Così ieri, grazie soprattutto ai sindaci di centrosinistra, sono state salvate quantomeno le linee politiche del Parca (piano d'azione per il rilancio competitivo aziendale). Un piano che prevede razionalizzazioni e risprami sul telefono, dui materiali, sull'energia e su altri servizi. Un piano che, presuppone, però una ricapitalizzazione da 4 milioni e mezzo che devrebbe essere sostenuta dai soci (Comuni e Provincia). Ma i sindaci hanno rimandato la decisione sulla ricapitalizzazione approvando solo il piano che, va detto, senza soldi sul piatto è destinato a rimanere solo un cumulo di parole. “L'approvazione completa del piano è basilare per l'operatività della Talete”, ha detto il presidente Stefano Bonori a fine assemblea. E il presidente è intenzionato a stringere i tempi: domani (giovedì 4 dicembre) c'è la conferenza dei sindaci, sperando che non vada deserta anche questa volta. Se la Talete riuscirà a strappare un via libera allora verrà riconvocata a breve l'assemblea dei soci per chiudere la partita del piano di rilancio prima della fine dell'anno. Fortemente critico il commento dei sindacati. “Usciamo fortemente delusi - dice Valentino Vargas della Cgil - i giochi della politica vengono messi ancora una volta prima degli interessi dei cittadini e di una società che ha biosgno di essere rilanciata. Provincia e Comuni, prima di tirare in ballo la Regione, dovrebbero pensare a cosa stanno facendo loro per rilanciare l'azienda. Senza risorse la gestione idrica è a rischio e continueranno anche le iniziative sindacali che abbiamo messo in campo”.